Cosa sta succedendo a Hong Kong

Hong Kong ha bocciato la proposta di riforma elettorale, un suffragio universale con candidati graditi a Pechino, ed ora la situazione politica dell'ex colonia britannica è in uno stallo di cui non si intravede un'uscita semplice. La Cina è «dispiaciuta» per la bocciatura da parte del Parlamento di Hong Kong della sua proposta di riforma del sistema politico del territorio, secondo quanto affermato dal portavoce del ministero degli Esteri Lu Kang in una conferenza stampa a Pechino. La bocciatura, ha sottolineato, è «una cosa che non avremmo voluto vedere».

Dopo due giorni di dibattito il Parlamento di Hong Kong - che è solo parzialmente elettivo, mentre la maggioranza dei membri viene nominata da corporazioni fedeli a Pechino - ha bocciato la proposta, giudicata dai gruppi democratici di Hong Kong «falsamente democratica». Le opposizioni hanno dunque confermato il proprio «no» alla riforma, riaprendo un dibattito dai contorni piuttosto complicati.

I soli otto parlamentari pro-establishment che hanno votato per il pacchetto di riforme sono stati i cinque legislatori del Partito Liberale, il parlamentare della Federazione dei Sindacati Chan Yuen-han e gli indipendenti Lam Tai-Fai e Chan Kin-por.

Contro la proposta centinaia di migliaia di cittadini di Hong Kong avevano protestato l'anno scorso, arrivando ad occupare per quasi tre mesi alcune parte del centro della metropoli. In base alla Costituzione della Speciale Regione Amministrativa di Hong Kong, approvata da Pechino, affinché la proposta passasse aveva bisogno di una maggioranza qualificata dei due terzi per essere approvata.

Come riporta l'Ansa, «Lu Kang ha riaffermato il sostegno del governo alla proposta respinta dai deputati, che prevede elezioni a suffragio universale del capo del governo locale su una lista di tre candidati approvati da Pechino. Il portavoce ha aggiunto che Hong Kong fa parte della Cina e perciò si tratta di un problema interno nel quale «altri Paesi» non devono «interferire».

Secondo il Wall Street Journal, «Pechino darà probabilmente la colpa a quella che definisce agitazione di parte di una fazione pro-democrazia che non rappresenta lo stato d'animo popolare di Hong Kong. Tale affermazione è stata sostenuta da sondaggi che fino a poco tempo hanno dimostrato che circa la metà dei residenti di Hong Kong sostengono il pacchetto di riforma elettorale della Cina».

«Non possiamo aspettarci che il governo centrale di Pechino faccia concessioni significative nel prossimo futuro, non ci può essere alcuna retromarcia dalla loro linea di fondo», ha detto Shi Yinhong, docente di relazioni internazionali all'università Renmin di Pechino al quotidiano finanziario. «Lo sviluppo democratico di Hong Kong ristagnerà e le prospettive politiche rimangono incerte».

A questo punto cosa succede?

lI rifiuto della riforma costituzionale probabilmente «fermerà lo sviluppo democratico nel suo percorso per i prossimi anni», scrivono i media, anche perché il governo ha già annunciato che non ha intenzione di proporre altre riforme costituzionali prima del 2017.

Le prossime elezioni del 2017, dunque, non saranno a suffragio bensì con il consueto metodo: un comitato elettorale di circa 1.200 membri sarà chiamato a votare il chief executive dell'isola.
@simopieranni

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