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Crescita della Cina stabile, 7% nel secondo trimestre

L'ufficio delle statistiche cinesi ha reso noto di aver registrato una crescita nel secondo trimestre del 7 per cento. Si tratterebbe di un dato invariato rispetto al primo trimestre ed esattamente in linea con l'obiettivo di crescita per l'intero anno, come annunciato dal premier Li Keqiang di «circa il 7 per cento» per il 2015. L’economia cinese è cresciuta del 7,4 per cento nel 2014. Ma non tutto torna e ricominciano a insinuarsi i sospetti, specie tra i media occidentali, sui «numeri» proposti dalle statistiche cinesi.

Come registra il Wall Street Journal, «La produzione industriale a valore aggiunto è cresciuta del 6,3% su base annua nel primo semestre, in calo rispetto alla crescita del 6,4% nel primo trimestre, mentre la crescita degli investimenti in capitale fisso è scesa all’11,4% dal 13,5%, e gli utili delle vendite al dettaglio sono rallentati al 10,4% dal 10,6%, secondo quanto reso noto dall'ufficio di statistica».

Per quanto riguarda la crescita, il Financial Times ha ricordato che «Il governo non avrebbe potuto sperare in un insieme più perfetto di dati. La crescita del Pil reale al 7 per cento è stata una forte svolta per l'economia e, soprattutto, superiore alle nostre previsioni», ha detto Tom Rafferty, economista di Economist Intelligence Unit per l’Asia al quotidiano finanziario.

Ma ha avvertito che «fattori temporanei, tra cui il boom del mercato azionario, avevano aumentato il valore del dato complessivo».

Certo una crescita al 7 per cento, in linea con le previsioni, permetterebbe probabilmente alla Cina di procedere con le sue riforme strutturali, tenendo sotto controllo la tensione sociale. Come sottolinea il Financial Times, «gli economisti in generale concordano sul fatto che l'economia cinese è destinata a rallentare ulteriormente rispetto ai tassi a due cifre visti negli ultimi dieci anni, a causa di una riduzione della forza lavoro e per via del calo degli utili derivanti dalla crescita realizzati “per rimettersi al passo”, basata sulla transizione dall'agricoltura all'industria. Ma i politici vogliono garantire che il rallentamento sia graduale, dando il tempo per promuovere nuovi motori di crescita come il consumo e servizi».

L’allentamento monetario – del resto - ha contribuito a contrastare una decelerazione degli investimenti che ha rallentato l'economia, «con i promotori immobiliari che si sono tirati indietro dalle costruzioni nel mezzo di una eccedenza di appartamenti invenduti e mentre le fabbriche hanno rallentato l’espansione a fronte del calo delle vendite».

«La ripresa economica globale è lenta e tortuosa e le basi per la stabilizzazione dell'economia cinese devono essere ulteriormente consolidate», ha detto l'Ufficio nazionale di statistica mercoledì 15 luglio, nel momento della pubblicazione dei numeri cinesi.

Il Wall Street Journal ha sollevato alcuni dubbi sui numeri, come spesso fanno i media occidentali riguardo le statistiche proposte da Pechino (ma vale talvolta il contrario). «Dopo il rilascio dei dati, l'economista del Conference Board Andrew Polk ha affermato che il dato del 7% solleva domande su come i dati ufficiali della crescita del secondo trimestre sono stati aggregati in un momento in cui la più vasta economia affronta molteplici venti contrari. "Chiaramente la cifra dei titoli è diventata più divorziata dai numeri sottostanti che ci hanno dato, almeno, e nel peggiore dei casi dalla realtà", ha dichiarato Polk».

Nelle ultime settimane, c'erano stati alcuni segnali che l'economia stava iniziando a stabilizzarsi. «I prezzi degli immobili nelle più grandi città della Cina sono in aumento dopo un crollo prolungato. La produzione industriale è salita di recente. E nuovi prestiti bancari sono aumentati in modo significativo nel mese di giugno, aggiungendo capitali per l'espansione delle imprese».

Quindi al di là dei consueti sospetti, la Cina nonostante le «bolle» supposte, le critiche internazionali, continua a reggere e portare avanti le proprie riforme. Una situazione interna, che consente a Xi Jinping di muoversi in tranquillità sugli scenari internazionali.

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