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Gli stranieri in Cina devono cominciare a preoccuparsi?

Peter Dahlin, Gui Minhai, Lee Bo, Ursula Gauthier: tutte persone di nazionalità straniera (due dei quali con doppio passaporto) che recentemente hanno avuto seri problemi con la sicurezza cinese. Due di loro hanno «confessato» in tv, un altro è sparito ed è probabilmente detenuto, la quarta, una giornalista, è stata espulsa. La comunità europea comincia a chiedersi se per gli stranieri in Cina stia per cominciare un periodo tutt'altro che semplice.

Peter Dahlin, 35 anni – come successo in passato per altre persone accusate a vario titolo – è apparso sulla televisione nazionale, la Cctv, per compiere la sua «autocritica». Dopo essere stato preso in custodia mentre stava per volare in Thailandia, è ricomparso sui canali televisivi nazionali, ammettendo di aver preso soldi in uno strano giro di fatture e di avere così messo a rischio la stabilità e la sicurezza del paese. Come lui, altri due membri della sua organizzazione per i diritti umani, la Chinese Urgent Action Working avrebbero confessato reati simili.

Dahlin avrebbe ammesso, inoltre, di essere in contatto o di aver agevolato le attività di alcuni avvocati «dei diritti umani», che da tempo sono nel mirino della giustizia cinese. Sarebbero quasi 300 gli arrestati e anche recentemente c'è stata una nuova ondata di fermi e di vessazioni nei confronti dei familiari dei detenuti.

È il nuovo corso di Xi Jinping: mentre in precedenza gli stranieri forse vivevano di uno status vagamente protetto, nel quale il rischio più grande era non vedersi rinnovato il visto, adesso arrivano le accuse più pesanti per la giustizia cinese: foraggiare, o essere foraggiati da forze esterne che vogliono provocare confusione in Cina. Un'accusa che solitamente, nel sistema giudiziario cinese che ha un impianto ancora totalmente inquisitoria, porta a pene pesanti.

E che, va specificato, tutto sommato trova anche una generale accondiscendenza popolare, visto che il tema del nazionalismo in Cina, forse non è ancora stato adeguatamente compreso, in questo nuovo corso del Presidente cinese e il suo «Sogno cinese».

Come Peter Dahlin, anche Gui Minhai, uno dei librai scomparsi recentemente ad Hong Kong, nato in Cina ma di nazionalità svedese, era comparso in tv per confessare, addirittura, un reato commesso nel 2004 (un omicidio per guida in stato di ubriachezza). Le caratteristiche grottesche di alcune di queste «confessioni» visibilmente poco credibili, non sembrano intaccare, però, il potere di XI Jinping.

Perché dunque questa nuova stretta sulle attività di stranieri in Cina? È possibile leggere questi eventi come una sorta di avvertimento alla comunità internazionale che vive in Cina?

Di sicuro c'è la volontà da parte del Partito comunista di dimostrare che nella Cina contemporanea anche gli stranieri devono stare attenti ai loro comportamenti: spesso i laowai si comportano come se per loro le leggi fossero altre. È altrettanto vero, però, che le decisioni di Pechino appaiono in alcuni casi, come l'espulsione della giornalista francese Gauthier, sproporzionate rispetto alla critica di partenza.

Sul tema, sul New York Times, è intervenuto anche l'ambasciatore del blocco europeo in Cina, Hans Dietmar Schweisgut, che ha condiviso come altri molte perplessità rispetto all'ultimo giro di vite attuato da Pechino. Al Times ha specificato che «Chiaramente, non posso che dire ancora una volta che siamo profondamente preoccupati per tutte queste questioni, Noi speriamo che non rappresenti la «nuova normalità». Ma vediamo una tendenza estremamente preoccupante, e questo è il motivo per cui tutti questi casi vengono presi molto seriamente».

Schweisgut ha poi riconosciuto che c'e' stato «un deterioramento del clima dei diritti umani in Cina, in particolare quando si tratta di difensori dei diritti umani e gli avvocati per i diritti umani».

Ha poi aggiunto: «Abbiamo visto anche casi che coinvolgono gli stranieri, in questo caso cittadini dell'UE. Sapete a cosa mi riferisco. Si tratta ovviamente di una questione di grave preoccupazione».
@simopieranni

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