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Grecia, Cina, Russia e la paura Usa di un'Ucraina al contrario

Mercoledì 7 luglio comincerà l'incontro dei Brics, quest'anno il paese ospitante è la Russia. Si parlerà di Ucraina, Isis, Siria, Medio Oriente e naturalmente di Grecia. I Brics hanno già lasciato intendere un'apertura nei confronti di Atene, ma gli equilibri dei paesi emergenti si giocano soprattutto sulla relazione tra Mosca e Pechino. Al momento i due paesi costituiscono un asse, sicuramente, benché ci siano motivi di attrito, specie nelle questioni legate all'Asia centrale. Allo stesso tempo Pechino guarda alla Grecia come un paese fondamentale per la propria strategia legata alla nuova via della Seta, rallentando forse gli avvicinamenti che Mosca aveva fatto in passato con Tsipras (e testimoniate dalla telefonata di ieri tra Putin e il premier greco).

In questi giorni molti editoriali della stampa cinese si occupano della crisi greca. I toni sono decisamente pacati, si cerca di esaminare la crisi, sottolineando le responsabilità dei paesi europei, ma non viene calcata la mano. Pechino ha bisogno - assolutamente - che la crisi greca rientri nell'ambito di una gestione economica del problema, senza sollevare questioni geopolitiche internazionali.

Il timore della Cina è una frattura dell'eurozona e un conseguente indebolimento dell'euro, su cui Pechino aveva puntato in funzione anti dollaro.

Non solo, perché i progetti cinesi di investimenti in Europa, non ultimo quello nelle italiane Monte dei Paschi e Unicredit, hanno bisogno di una stabilità politica ed economica dell'area. Pechino ha intravisto nell'Europa un valido partner per contrastare la visione unipolare degli Stati uniti e per questo ha assolutamente bisogno che la questione greca venga risolta senza lasciare troppe ferite.
Pechno non ha mai nascosto i propri interessi, sia finanziari, sia economici in Grecia. Come sottolinea il Global Times – quotidiano ufficiale del Partito comunista – oggi, il progetto di «One Belt one Road», la nuova via della Seta, passa anche dalla Grecia (oltre al fatto che le merci cinesi viaggiano per lo più su navi greche).

Questo atteggiamento della Cina, gioco forza, rende anche Mosca più cauta, bloccando forse le preoccupazioni degli Stati uniti che negli ultimi giorni non hanno nascosto la propria stizza per una sorta di «Ucraina al contrario». Se a Kiev erano state le potenze occidentali a spaccare – di fatto – il fronte russo nel paese, in Grecia il rischio per Washington, è un avvicinamento alla Russia, tenendo presente che Atene è un paese Nato.

Interessi economici e geopolitici quindi stanno arrivando al loro punto di non ritorno. I Brics dovranno prendere posizione sapendo già l'esito della nuova tornata di trattative e a quel punto la situazione potrebbe essere più chiara. Di sicuro, se Mosca ha più interessi geopolitici a sperare in una rottura di Atene con Bruxelles, questa non è la posizione della Cina che ha fatto dell'Europa il suo partner (specie con riferimento all'euro) nella sua complessiva battaglia strategica contro gli Stati uniti.

@simopieranni

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