Dalla guerra a oggi: come sono le relazioni tra Cina e Corea del Nord

Nelle ultime settimane, all'interno della nuova crisi coreana, si è molto discusso sul ruolo della Cina. Tanto gli Usa di Trump, quanto il Giappone di Abe, quanto la comunità internazionale sembrano concordi nel ritenere Pechino la chiave di tutto: l'unico paese che può riportare alla ragione il leader della Corea del nord Kim Jong-un. Questa certezza di basa su due pilastri: la Cina di fatto con i suoi aiuti tiene in vita il regime di Kim; Pechino è l'unico alleato al mondo della Corea del Nord. Ma oggi è ancora davvero così?

Wu Dawei, il funzionario cinese responsabile della politica di Pechino nella penisola coreana, pare che abbia chiesto insistentemente un'udienza a Kim Jong-un senza ottenere una risposta. Analogamente, dal giorno della sua ascesa a numero uno del paese, Xi Jinping non ha mai incontrato Kim Jong-un. All'interno della Cina - da tempo - esiste un dibattito sull'utilità di aiutare e difendere in sede internazionale un alleato come Pyongyang. Se durante la guerra fredda, ideologicamente, i due paesi potevano considerarsi «fratelli» oggi non è più così.

Eppure resistono forme di sostegno alla Corea del Nord, tanto economiche, quanto militari, basate sul concetto di «stato cuscinetto»: specie gli ambienti militari, ancora oggi, ritengono che la Corea del nord sia l'estremo baluardo rispetto a una Corea unita e chiaramente sottoposta a un controllo americano.

Non la pensano così storici e analisti che, anzi, ritengono che le provocazioni attuate da Kim Jong-un (78 test missilistici e due test nucleari solo nel 2016) mettano in difficoltà la Cina nell'area asiatica dove Pechino ha bisogno di pace e calma per portare avanti le sue politiche globali e per gestire al meglio le controversie legate al mar cinese del sud. La Cina ha bisogno di un'area dove si possa commerciare senza intoppi e dove non ci sia una pericolosa corsa agli armamenti. Il comportamento di Pyongyang non sembra proprio favorire questo approccio.

Nel corso della storia, tra Corea e Cina, nonostante l'alleanza durante la guerra contro il Sud e gli americani e un trattato del 1961 che impegna gli stati a difendersi in caso di attacco esterno, il rapporto non è sempre stato lineare.

Dopo la guerra, che costò la vita ad almeno 500 mila cinesi, durante la Rivoluzione Culturale le Guardie Rosse accusarono l'allora leader della Corea del Nord, Kim il Sung, oggi Presidente Eterno, di essere un «revisionista» e di non essere in grado di espandere davvero la rivoluzione nel proprio paese.

Le cose cambiarono qualche anno dopo; mentre la Corea del nord aveva criticato ferocemente Krushev, sviluppando un culto della personalità ancora superiore a quello stalinista, definendo di fatto, per la prima volta nella storia, una sorta di «dinastia comunista», la Cina cominciava ad aprirsi al mondo con le riforme portate avanti da Deng Xiaoping. Toccò allora a Pyongyang accusare la Cina di aver perduto la strada verso il socialismo e di essere diventata un pese come tutti gli altri, inserito all'interno del «capitalismo di natura borghese». Il riavvicinamento agli Usa venne visto da Pyongyang come un vero e proprio tradimento. Nonostante questo, però, gli aiuti cinesi alla Corea del Nord non mancarono mai, neanche in quella fase delicata dei rapporti.

Una vera e propria interruzione delle relazioni avvenne nel 1992, quando la Cina riconobbe ufficialmente la Corea del Sud e normalizzò i rapporti con Seul. Dal 1992 al 2000 i rapporti tra i due paesi si interruppero, proprio durante l'«Ardua Marcia», ovvero la grande carestia che fece centinaia di migliaia di vittime in Corea del Nord, milioni secondo molti «defectors», i disertori passati da Nord a Sud. L'allora leader Kim Jong-il, padre dell'attuale capo del paese, non si recò in Cina per tutto quel periodo e ignorò il proprio vicino.

Nel 2003 la Corea del Nord interruppe anche le relazioni con gli Usa, dopo l'accordo stipulato con Clinton nel 1994 e cominciò a lavorare sulla possibilità di dotarsi del nucleare. La Cina, nonostante la fase delicata delle relazioni, decise di sostenere il paese, tanto con aiuti economici, quanto con una sorta di «protezione» politica a livello internazionale, motivando la volontà nucleare della Corea come una «difesa» rispetto alla corsa agli armamenti di Giappone e Corea del Sud.

La Cina sostenne economicamente il paese, e agevolò anche i pochi scambi commerciali di Pyongyang con altri paesi attraverso banche e porti compiacenti sul proprio territorio (all'epoca gli Usa avevano cominciato la propria politica di sanzioni).

Fino ad arrivare ai nostri giorni la Cina ha continuato a sostenere la Corea; ancora in questi giorni si dice che nonostante la durezza dell'atteggiamento di Pechino, favorevole a nuove sanzioni, non manchi, alla fine, un appoggio economico e logistico per le navi coreane impegnate in traffici non sempre leciti.

L'estenuante crisi di questo aprile 2017, però, potrebbe far cambiare l'atteggiamento di Pechino; rimane il dubbio circa la reale presa che oggi la Cina ha sul regime nord coreano. È forse questa la chiave dell'attuale stallo diplomatico, sempre a rischio di un evento che può cambiare, drammaticamente, le carte in tavola.

@simopieranni

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