Hong Kong e il ricordo di Tiananmen

A Hong Kong ogni anno il 4 giugno, giorno del ricordo dell'operazione militare di Pechino sulla Tiananmen, si svolge una fiaccolata. Quest'anno c'è grande attesa anche per verificare le tensioni «interne» alle organizzazioni che solitamente danno vita alla fiaccolata. Il 17 giugno infatti Hong Kong voterà sulla riforma della legge elettorale, e nonostante le proteste dell'anno scorso, il fronte è clamorosamente diviso.

Come ormai noto, Pechino ha cancellato dalla memoria storica gli eventi del 4 giugno 1989, quando l'esercito inviato da Deng Xiaoping liberò la piazza, uccidendo manifestanti e ponendo un punto finale drammatico alle proteste. Da quel momento in poi la Cina avrebbe cominciato il suo «miracolo» economico, con una dirigenza concentrata sull'economia e lo sviluppo.

In cambio alla possibilità per molti cinesi – milioni – di aumentare la propria qualità della vita, uscendo da una condizione di povertà, la dirigenza del partito chiese fondamentalmente alla popolazione di disinteressarsi della politica, comprese le commemorazioni di un fatto tanto drammatico come quello del 1989.

Ancora oggi chi fu arrestato e da allora vive in una condizione di osservato speciale, durante i giorni che avvicinano alla ricorrenza, vede la propria vita tornare ad essere sotto controllo della polizia. Alcuni vengono fermati, altri arrestati, perché sia impedita ogni forma di ricordo. Sulla rete si sono usati nel tempo dei sotterfugi per ricordare quei fatti, ma la verità è che il governo ha vinto. Anche i cinesi che non furono direttamente coinvolti nella protesta, oggi snobbano la ricorrenza. Si tratta di un ricordo drammatico, che si tende a dimenticare in favore di un presente che appare più positivo dal punto di vista economico.

La rimozione, naturalmente, comporta la totale assenza di un'analisi critica di quegli eventi. Riflessioni che rimangono probabilmente nell'ambito di un partito che al proprio interno, invece, discute di tutto, compreso quanto accaduto nel 1989. E ad ora, la linea preponderante è quella di mantenere l'oblio, perché altrimenti significherebbe ammettere degli errori.

E a Hong Kong, dove negli anni si è invece tenuta viva la memoria, non senza interventi internazionali che hanno lo scopo di destabilizzare Pechino, per quanto non sia un'operazione semplice, quest'anno ci saranno anche le proteste dei pro Pechino, mentre il fronte «democratico» appare diviso.

Il 17 giugno l'ex colonia voterà sulla riforma del sistema elettorale, che dovrebbe portare al suffragio universale, pur all'interno della scelta di candidati graditi a Pechino. Cambierà poco. Ancora meno se anche chi solo un anno fa era unito da una protesta complicata contro il governo locale, oggi è diviso perfino sul ricordo di Tiananmen.

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