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Hu Jintao accusato di genocidio in Tibet

La notizia è passata in sordina ma potrebbe diventare una bomba nei rapporti internazionali tra Spagna e Cina e più in generale per l'immagine di Pechino nel mondo. La quarta sezione penale della Corte di Cassazione spagnola di Madrid, ha accusato l'ex presidente cinese Hu Jintao del genocidio perpetrato negli ultimi 50 anni in Tibet.

 

Hu Jintao in quanto segretario generale della regione autonoma dal 1988 al 1992 e poi dal 2003 segretario generale del PCC e Presidente della Repubblica Popolare cinese – mandato scaduto nel 2013 - avrebbe avuto «la competenza e la capacità organizzativa sufficienti per azioni dirette e campagne volte a molestare la popolazione tibetana».

La decisione arriva pochi mesi dopo un segnale inverso da parte dei giudici spagnoli: l'accusa segue infatti un appello di un gruppo di esiliati tibetani che in precedenza aveva accusato Hu Jintao senza ottenere successo.

La Corte spagnola è giunta a questa decisione contro Hu Jintao, in base alla possibilità riconosciuta di prendere in considerazione anche i casi internazionali di violazione dei diritti umani, purché ci sia almeno un cittadino spagnolo coinvolto. Nel caso del Tibet, uno degli esuli querelanti, Thubten Wangchen risponde a questo requisito.

Si tratta di imputazioni molto pesanti, soppesate a fronte del mancato lavoro dei dirigenti cinesi per rispondere alle accuse. La causa in realtà non coinvolge solo Hu Jintao, ma anche Jiang Zemin e sei altri dirigenti cinesi (di cui però la stampa spagnola al momento non ha ancora fornito i nominativi).

L'ex presidente cinese però è il principale e diretto accusato, perché dopo le rivolte del 1988, fu lui a istituire la legge marziale in tutta la regione nel 1989. Formatosi politicamente proprio in Tibet, è nella regione autonoma che Hu ha costruito il proprio feudo politico all'interno della Lega dei Giovani Comunisti. Una volta arrivato alla posizione suprema cinese, nel 2003, non ha esitato a utilizzare la repressione militare come strumenti per placare le proteste sociali. Anche in Tibet, quando nel 2008, poco prima delle Olimpiadi, violenti scontri fecero da sfondo a una polemica internazionale legata propria alla salvaguardia della cultura tibetana.

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