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I cinesi condannano a Natale

Lo scrittore Giorgio Scerbanenco intitolò uno dei suoi romanzi più famosi, «I milanesi ammazzano al sabato». Perché, si è detto, il resto della settimana i milanesi, sarebbero troppo impegnati a lavorare, per potersi permettere lo sfizio di commettere un omicidio. Analogamente, negli ultimi anni, i cinesi tendono a processare e condannare (in un lasso di tempo piuttosto breve) proprio a Natale.



Siano dissidenti, attivisti o politici di una certa rilevanza, Pechino preferisce tenere i propri «pezzi grossi» distanti dall'attenzione mediatica occidentale. E a Natale, il Pcc sa bene che l'Occidente è affaccendato nei preparativi, nelle celebrazioni e nei cenoni ed ha meno attenzione per quanto accade in Oriente.

Siano attivisti, dissidenti e importanti papaveri, la volontà del Pcc è la medesima: nascondere processi e condanne, che potrebbero convincere l'Occidente di scricchiolii del controllo ferreo sulla società cinese da parte del Pcc. Nel 2009 Liu Xiaobo, Premio Nobel per la pace, fu processato il 23 dicembre e condannato a 11 anni di carcere, proprio il 25 dicembre.



Quest'anno tocca ad un'altra personalità: non un dissidente, quanto un ex potente. Ma talmente potente da diventare pericoloso, da attirare sul paese un'attenzione non voluta (anche perché sia nel caso di attivisti, sia nel caso dei funzionari, i metodi giudiziari non sono propriamente limpidi).

Da ieri infatti è sotto inchiesta «per gravi violazioni disciplinari» (che significa nel gergo cinese, corruzione), Ling Jihua, importante funzionario cinese (ex direttore generale del Comitato centrale, nonché responsabile del Dipartimento del Fronte Unito del lavoro) e più di tutto ex braccio destro dell'ex presidente Hu Jintao, cui Xi Jinping è succeduto appena un anno e mezzo fa.

Cosa significa? Che la campagna anti corruzione di Xi Jinping non conosce soste, innanzitutto. E che, come promesso, Xi Jinping non guarda in faccia nessuno, quando si tratta di pizzicare funzionari corrotti e soprattutto dirigenti da sostituire con uomini del proprio carrozzone. Nemmeno un mese dopo l'arresto e l'espulsione di Zhou Yongkang, l'ex zar della sicurezza e uno dei big dello scorso decennio cinese, ora la campagna anticorruzione di Xi si avvicina al cuore del potere che ha dominato il «decennio d'oro» del paese.

Ling deve aver capito, qualche settimana fa, di essere in pericolo. Il 16 dicembre, ha infatti pubblicato un articolo carico di elogi nei confronti di Xi Jinping, sulla importante rivista dei quadri di Partito Qiushi, che significa «Cercare la verità». Nell'articolo sottolineava l'importanza di avere una Cina unificata, citando Xi Jinping almeno 16 volte.

E il leader supremo ha dimostrato ancora una volta, che sono tutti uguali sotto di lui. Xi Jinping, più potente di tutti i suoi predecessori, ha messo sotto inchiesta quasi 200mila funzionari e ha lanciato la campagna per la frugalità, portando al crollo dei consumi dei beni di lusso e contrastando l'abitudine cinese dei «regali» costosi tra funzionari. Ha recuperato Confucio richiedendo amore filiale e rispetto per gli anziani ai funzionari. E proprio sulla base di categorie confuciane, i membri del Partito saranno valutati e promossi o degradati. O espulsi, come capiterà – presumibilmente- a Ling Jihua.

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