I divieti per i funzionari e il populismo con caratteristiche cinesi

Il Comitato Centrale del Partito comunista cinese ha emesso due serie di regole del partito, una sul governo pulito e un altro sulle sanzioni per coloro che violano il codice di condotta del partito. Le regole diverranno effettive dal 1 Gennaio 2016. Nei media occidentali ha trovato parecchio spazio il divieto del golf. Ma non si tratta dell'unico, né del più importante divieto per i funzionari locali.


Come ha scritto il Global Times, quotidiano ufficiale del partito, "Le nuove regole ristrutturano il sistema disciplinare del Partito comunista rafforzando le sei discipline, che diventeranno la base per la futura costruzione del partito. Molti articoli sono nuovi al regolamento. Approfittando dall'esperienza anti-corruzione, questi articoli potrebbero essere una pietra miliare nella la battaglia del partito contro la corruzione" ha specificato al quotidiano Zhuang Deshui, vice direttore del Research Center for Government Integrity Building presso l'Università di Pechino, il quale ha anche partecipato alla revisione delle norme.
Il Partito ha la necessità di serrare i ranghi, rendersi impermeabile – da un lato – a influenze esterne, dall'altro essere presentabile al popolo. Per questo alcune norme comportamentali sono state inserite nel codice di condotta: perché agli occhi della popolazione rappresentano la linea etica che un funzionario non dovrebbe mai superare (compreso il golf, non tanto in quanto sport ritenuto "pericolo", quanto perché frutto di politiche di espropriazione di terra e acqua che ha reso i campi da golf invisi alle fasce più deboli della società cinese).
Il divieto di avere amanti e di giocare a golf, va quindi in questa direzione, almeno dal punto di vista del Partito e c'è da credere che si tratterà di una norma apprezzata dalla popolazione, tanto che in molti – anche critici nei confronti del governo – non hanno fatto mistero di apprezzare la politica anti corruzione e pro frugalità di Xin Jinping.
Quindi per quanto riguarda queste norme che potremmo definire eccessive o quasi grottesche, in realtà evidenziano un punto saliente della concezione politica in Cina. E mettono in evidenza due aspetti attuali della vita politica cinese: intanto una sorta di "populismo con caratteristiche cinesi" da parte del leader Xi, che ha sempre cercato di apparire un uomo del popolo, e predicare misure che consentissero al Partito di non essere visto come un luogo di corruzione e potere da parte della popolazione.
In secondo luogo anche queste norme, per certi versi, interrogano sull'attuale identità cinese, alla ricerca di comportamenti che devono essere imposti dall'alto quasi a voler creare uno status etico che altrimenti, da sé, non verrebbe fuori.
Il regolamento stabilisce anche che saranno imposte punizioni a coloro che irresponsabilmente faranno commenti on line o in pubblicazioni e seminari, circa le politiche nazionali che danneggino l'unità del partito. Gravi trasgressioni implicheranno l'espulsione dal partito.
Allo stesso modo, "coloro che diffamano la nazione, il Partito e i capi di Stato o distorceranno la storia della nazione e del Partito saranno ritenuti responsabili. I membri del partito che si prenderanno la libertà di decidere o pubblicamente commentare relativamente a questioni che non li riguardino, come questioni che dovrebbero essere decise dal Comitato centrale del CPC, sarà altresì oggetto di punizioni".
"Questo mira a rafforzare la conformità dei membri del Partito per l'organizzazione e la prevenzione di incidenti dannosi all'unità del partito. Il che influenzerà anche il processo decisionale e l'attuazione delle politiche" ha detto al Global Times Deng Lianfan un esperto dell'anti-corruzione dalla Law Society della provincia di Hunan.

@simopieranni

, in delle pubblicazioni o in dei seminari

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