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Il caso «Under the Dome». Chi è contrario all'inquinamento in Cina (tutti, tranne chi ci fa il business)

Secondo un sondaggio cinese, la prima preoccupazione della popolazione risiedente in Cina è l'inquinamento. Non si può certo negare, la straordinaria e catastrofica condizione ambientale del paese: smog, acque e terre inquinate, con conseguenze terribili per la salute, la sicurezza alimentare e potenziali tensioni sociali.

Una città cinese sommersa dallo smog

Nelle scorse settimane un film-doc Under the Dome, proprio sull'inquinamento cinese, era stato visto da milioni di persone, in quanto rilasciato e segnalato anche da media statali. E poi è stato, con ritardo, censurato.

Il documentario
Come ha riportato il New York Times, il video «è stato realizzato da Chai Jing, un ex reporter investigativa della China Central Television, con l'aiuto di altri ex dipendenti della rete statale. Appare evidente che la signora Chai ha avuto la collaborazione di funzionari pro-ambiente nel partito e del governo, secondo le interviste con i dipendenti e i materiali multimediali di stato presenti nel documentario e sui siti web di supporto».



Il documentario, sempre secondo il Nyt, è autofinanziato dalla regista e autrice e avrebbe «toccato alcuni nervi scoperti, in parte perché ha espresso queste preoccupazioni in modo semplice, dal punto di vista di un cittadino medio. Il video ha un formato lucido di una presentazione PowerPoint o di una conferenza di TED Talk, con la signora Chai che presenta fatti scientifici in maniera sobria a un pubblico da un palcoscenico vestita in maniera semplice – con una camicia bianca e jeans -. Chai, 39 anni, ha catturato l’attenzione degli spettatori parlando apertamente della sua paura per le minacce poste dall'inquinamento atmosferico per la salute di sua figlia - una preoccupazione comune tra i genitori cinesi».

Una guerra di tutti
Il New York Times sottolinea una cosa essenziale nella realizzazione del documentario: «la collaborazione di funzionari pro ambiente». Va specificato infatti che la questione ambientale in Cina è completamente trasversale.

Le proteste sono portate avanti dalla middle class che non vuole più vivere in ambienti poco sani, come dai lavoratori o dai funzionari di partito. Non a caso alcune delle lotte contro fabbriche inquinanti, si sono concluse con la vittoria dei manifestanti. È una sorta di protesta «consentita», perché non mette in discussione la politica o la centralità del partito comunista

Chi è contrario
Le aziende che inquinano o che sull'inquinamento hanno aumentato in modo esponenziale il proprio business. E poiché in Cina le aziende sono collegate al Partito, ecco che presumibilmente una frangia del Partito potrebbe essere quello da ricercare, per capire chi ha dato l'ordine – dopo varie settimane – di censurare Under the Dome.

Via libera e censura
Il documentario ha girato liberamente. L'autrice è stata anche intervistata dai quotidiani ufficiali del Partito.

Poi improvvisamente, la censura. «All'inizio di questa settimana, i funzionari della propaganda hanno emesso una direttiva che indica che le organizzazioni di notizie cinesi non devono riferire sulla pellicola e hanno ordinato ai siti web di video di non mandarlo sulla loro homepage, anche se questi siti possono mantenerlo online».

Il Nyt racconta dei redattori del Global Times, un giornale spin off del Quotidiano del Popolo, hanno dovuto bocciare articoli e pezzi di opinione che separatamente hanno criticato e sostenuto il documentario della signora Chai, secondo quanto raccontato da dipendenti del giornale».

Arresti
E ieri la polizia – in una città nel nord della Cina - ha arrestato due attivisti scesi in piazza con cartelli che recitavano: «Il governo ha il dovere di controllare lo smog”. Feng Honglian e Zhang Hui sono stati presi in custodia domenica, un giorno dopo che il ministro dell'ambiente della Cina ha promesso di «garantire i diritti dei cittadini nel sorvegliare la lotta contro l'inquinamento atmosferico».

@simopieranni

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