Il monaco con il manganello

La Cina è il paese dell'armonia, di Confucio e dei templi buddisti, tra le altre cose. Ma è anche il paese nel quale il concetto di sicurezza si estende ad ogni aspetto della vita quotidiana. La presenza della polizia, soprattutto nelle grandi città, è ben visibile. Ma non mancano i «volontari», anziani e anziane muniti di fascia rossa al braccio e intenti a controllare la situazione nei quartieri. E da oggi, abbiamo anche i cop-monks: monaci buddisti reclutati per garantire la sicurezza nei templi.

 

La notizia non sorprende chi ha vissuto in Cina. Il controllo è capillare; i cinesi sono anche abbastanza curiosi di indole. Mi è capitato più volte di incontrare sull'ascensore persone che non avevo mai visto, che gentilmente mi chiedevano: «quarto piano, giusto?». Personaggi mai incrociati in precedenza, ma loro sapevano dove abitavo. Sarà l'attenzione verso lo straniero, ho sempre pensato.

La verità, però, è che il concetto di «sicurezza» mischiato alla curiosità e alla capacità di chiacchierare su tutto e tutti, ha permeato completamente la società cinese. Non è un caso che il personaggio più potente negli ultimi anni, al di là dei leader nazionali (i numeri uno e due della gerarchia), sia stato Zhou Yongkang, zar proprio delle squadre di poliziotti che avrebbero dovuto garantire la sicurezza. Si è arricchito, ha intessuto la sua rete di potere e infine si è ritirato, finendo però nel mirino di Xi Jinping. Proprio perché la sicurezza è un business tenuto in alta considerazione.

L'armonia, la stabilità sociale è al primo posto nell'agenda di ogni cinese, non solo al potere. Tutti i cinesi sono poco propensi al disordine e quasi mai simpatizzano, con chi viene considerato portatore di confusione. Temono il passato, sul quale, collettivamente, si è riflettuto poco. Temono la Rivoluzione culturale o un altro 1989. E allora tanto meglio se c'è parecchia gente predisposta ad assicurare la calma.

Tanto più nei posti – nelle zone – che hanno visto recentemente episodi gravi, come quello di Kunming. Qualche settimana fa un attacco ha seminato il panico e parecchi morti nella stazione ferroviario del capoluogo dello Yunnan. E allora lo Stato cinese ha fatto una proposta ai monaci di un tempio: imparate a difendere voi e i tanti turisti che arrivano al tempio.

«L'unità del Tempio Lingyin di Hangzhou – ha scritto il South China Morning Post - si compone di 20 monaci e 25 agenti di sicurezza ed è stata costituita a seguito dell'attacco con coltelli alla stazione ferroviaria di Kunming del mese scorso, per la quale i funzionari hanno accusato i militanti separatisti del Xinjiang. Ventinove persone e quattro aggressori sono stati uccisi nell'incidente Kunming».

Il Tempio di Lingyin si trova vicino al Lago Occidentale ed è stato costruito nel 326 a.C.: è una delle più importanti attrazione turistiche della città.

«Alcune persone che commentano sui social media si sono dette rattristate che un luogo di pace e di contemplazione avesse formato una unità anti-terrorismo», ha scritto il quotidiano di Hong Kong.

Fiducioso e ottimista è invece il capo del tempio, il Maestro Jueheng, che alla Xinhua, l'agenzia di stampa nazionale, ha detto: «Il Tempio Lingyin riceve circa 10.000 visitatori e fedeli ogni giorno; con questo gruppo possiamo sensibilizzare i monaci su come rispondere agli attacchi terroristici improvvisi ed assicurare la sicurezza dei visitatori».

I monaci, secondo il Maestro, «seguono il culto buddista di giorno e ricevono una formazione ad hoc di notte. Sono stati istruiti, dotati di equipaggiamento protettivo, compresi i manganelli e lo spay al pepe.

«Per entrare nella squadra, i monaci devono essere robusti e agili, di età compresa tra 20 e 40 anni», ha raccontato il Maestro.

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