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Il «quasi incidente» di Cina e Usa

Un «quasi incidente» che ha fatto ritornare a toni decisamente accesi lo scontro tra Usa e Cina nel Pacifico: Pechino nei giorni scorsi ha infatti confermato la mancata – di poco - collisione che ci sarebbe stata tra una nave da guerra americana e un paio di vettori cinesi. Secondo quanto affermato dal ministero della Difesa cinese, le due unità militari si sarebbero «incrociate» durante un «pattugliamento di routine».

 

«L'unità cinese ha seguito scrupolosamente il protocollo e gestito l'incidente», hanno fatto sapere da Pechino. Nei giorni precedenti si era ipotizzato che l'incrociatore lancia missili Cowpens fosse stato costretto a una manovra di disimpegno «per evitare la collisione» con una flotta cinese, dopo che le due unità navali si erano trovate a distanza ravvicinata. «Mentre legittimamente operavano in acque internazionali nel Mar Cinese Meridionale, la USS Cowpens e una nave dell'Esercito di Liberazione Popolare cinese, si sono incrociate, richiedendo una manovra per evitare una collisione», hanno scritto i militari Usa.

Si tratta dunque dell'ennesimo incidente sfiorato in una zona in cui le contese territoriali fanno da sfondo ad uno scontro ben più ampio da un punto di vista geopolitico. La strategia «pivot to Asia» di Obama costituisce un accerchiamento continuo nei confronti della Cina, tanto da un punto di vista militare, quanto da un punto di vista economico (con al vaglio l'accordo di libero scambio con i paesi asiatici, tranne la Cina).

Il «quasi incidente» è stato il più significativo evento marittimo nel confronto sino-americane nel Mar Cinese Meridionale dal 2009; Secondo quanto riportato dal quotidiano ufficiale cinese Global Times, una persona «a conoscenza dei fatti», avrebbe specificato che «chi ha torto, sostiene sempre di essere innocente prima di tutti; l'incrociatore americano era entrato nel raggio di 45 chilometri dello strato interno di difesa della flotta cinese». Il copione si ripete: la Cina fa la voce grossa a mantenere vivo il «sogno cinese» slogan del Presidente Xi Jinping che trova una sua applicazione concreta soprattutto in una politica estera aggressiva; dall'altro gli Stati Uniti, la cui strategia deve convincere della propria forza gli altri Stati asiatici (titubanti sulla reale forza americana in campo internazionale) e deve, allo stesso tempo, abbassare i toni, come ha dimostrato l'ultimo aumento della spesa militare del cinque percento dell'alleato giapponese.

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