Il tankman di Tiananmen e Wechat

Il fotografo che impresse nella memoria mondiale gli eventi di Tiananmen è tornato in Cina, venticinque anni dopo la sua straordinaria foto dell'uomo solo davanti ai tank. Ha detto che ha rischiato di perdere quel momento, di non riuscire a fotografarlo. Il 4 giugno 1989 la Cina ha cambiato per sempre la sua storia, ma a venticinque anni di distanza, i conti con la memoria non sono ancora stati chiusi.

 «Quando guardo questa immagine ciò che realmente vedo è quanto sono stato vicino a mancare completamente la foto. Questa immagine non ce l’ho nemmeno sul muro di casa mia, perché ho un brivido ogni volta che penso a quanto sono stato vicino a mancarla. La velocità dell'otturatore è troppo lenta e la fotocamera automatica si stava sistemando per la corretta velocità dell'otturatore . Quando si scatta un 800 millimetri a 1/30 di secondo, è uno scatto impossibile in quella lunghezza focale. E' stato un miracolo che questa immagine sia venuta fuori».

Parole di Jeff Widener, autore della celebre foto, ricordata come quella “dell'uomo del carroarmato”. La foto è stata scattata nei pressi di Piazza Tiananmen a Pechino il 5 giugno 1989. Widener, scrive il Wall Street Journal, «all’epoca era fotografo per l'Associated Press» ed è recentemente tornato in Cina, a Hong Kong, alla vigilia del 25° anniversario della repressione per una mostra «della sua opera epocale».

Al quotidiano ha raccontato particolari di quelle giornate, che tengono ancora oggi viva la memoria. «Venticinque anni fa, quella che è successa è stata una cosa incredibile, migliaia di manifestanti sono andati in piazza a lottare per la democrazia, ha raccontato, è stato un evento di grande novità, ma per me personalmente, ha anche avuto un effetto. Sono stato quasi ucciso. Un sacco di volte i giornalisti devono essere imparziali e neutrali, ma siamo anche umani. Sono molto curioso di vedere cosa ha prodotto questo evento che è accaduto 25 anni fa. Sono curioso di vedere la reazione dei cittadini locali».

Naturalmente ad Hong Kong come ogni anno ci saranno veglie e celebrazioni. In Cina invece il ricordo si tinge di nuove repressioni. Il giro di vite sugli attivisti o ex attivisti è letale, chiunque abbia un legame con quelle giornate rischia nuovi arresti o fermi, per togliere momentaneamente dalla circolazione chi potrebbe ricordare quelle giornate. La furia del governo di Pechino a proposito non conosce limiti.

Negli scorsi giorni nel mirino dei censori del Partito comunista è finita anche Wechat, l'applicazione – simile a Whatsup – più popolare in Cina, strumento basilare di comunicazione, ma anche ottimo mezzo di comunicazione quasi privati, di contenuti considerati «sensibili».

«Alcune persone stanno usando questa piattaforma per diffondere informazioni negative, nocive o illecite al pubblico, danneggiando seriamente il sistema internet e danneggiando l'interesse pubblico e sta causando insoddisfazione tra gli utenti internet», ha scritto in un rapporto la statale China News Service.

La repressione – hanno scritto i media cinesi - si concentrerà sugli account che inviano informazioni con la capacità di «comunicare e mobilitare la società». Nel ciclone dunque finiranno ancora una volta quelle persone che hanno grande seguito e che rischiano di pagarlo, come già accaduto per Weibo (quando sono stati arrestati alcuni tra i cosiddetti Big V, account verificati con milioni di followers).

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