Il teatrino del potere: Cina, Usa e il Dalai Lama

Scoppia di nuovo la grana del Dalai Lama, tra Cina e Usa. Oggi Obama incontrerà l'autorità spirituale tibetana, mentre da Pechino si alzano voci di critica. Come riportato dalle agenzie Usa, nel dare l'annuncio dell'incontro, che si terrà nel primo pomeriggio ora di Washington, la portavoce del Consiglio nazionale di Sicurezza, Caitlin Hayden, ha sottolineato che gli Stati Uniti considerano il Tibet come parte della Cina, aggiungendo però che sono «preoccupati per le continue tensioni e il deteriorarsi della situazione dei diritti umani nelle regioni tibetane della Cina».

Da Pechino è arrivata la richiesta che Obama cancelli il previsto incontro, il primo tra i due premi Nobel della Pace dal luglio del 2011, che rischia di provocare «danni seri» alle relazioni tra i due Paesi e costituisce un'interferenza negli affari interni cinesi, ha detto la portavoce del ministero degli Esteri Hua Chunying.

L'incontro, specifica Pechino, «danneggerà seriamente le relazioni sino-americane. Esortiamo gli Stati Uniti a prendere sul serio le preoccupazioni della Cina, annullare immediatamente i piani per il leader degli Stati Uniti di incontrare il Dalai, non facilitare e fornire una piattaforma per le attività separatiste anti-Cina del Dalai negli Stati Uniti».

L'annuncio arriva in un momento delicato per le relazioni sino-americane. Gli Stati Uniti hanno espresso preoccupazione per il comportamento cinese nel Mar Cinese Orientale e Mar Cinese Meridionale, anche perché Pechino teme che la strategia pivot to Asia di Obama possa procurare danni ai suoi interessi nella regione.

Allo stesso tempo, però, come sottolinea Reuters, «i due paesi sono sempre più interdipendenti e devono cooperare su questioni internazionali come l'Iran e la Corea del Nord. La Cina è anche il maggior creditore estero degli Stati Uniti. Fino al 31 luglio, la Cina deteneva 1.280 miliardi di dollari in titoli del Tesoro USA, secondo i dati del Dipartimento del Tesoro».

Un funzionario cinese di alto livello ha promesso questa settimana di ignorare la pressione estera sui diritti umani, e ha detto che i leader stranieri che incontrano il Dalai Lama dovranno «pagare un prezzo» per questo.

La verità è che sembra di assistere ad un copione ormai conosciuto e – tutto sommato – inutile. I due paesi giocano sul piano della comunicazione e quanto stupisce, piuttosto, è come la Cina continui a cascare in queste trappole mediatiche americane. Forse conta l'aspetto interno, dimostrare al popolo di non cedere su questo terreno. Del resto nessun cinese, anche i più aperti, metterebbe mai in discussione la sovranità e l'unità territoriale cinese, Tibet compreso. Lo stesso Dalai Lama gioca molto per un pubblico interno, ovvero le correnti lamaiste, che da tempo si dice pongano in dubbio la strategia adottata dal leader spirituale. Anche per il Dalai Lama, dunque, un esercizio di potere.

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