In Cina giornalista condannata a sette anni di carcere

Il tribunale di Pechino ha condannato la giornalista Gao Yu, 71 anni, a 7 anni di carcere, perché avrebbe «fornito illegalmente a persone all'estero segreti di Stato». La condanna è dunque per «divulgazione di segreti di Stato all'estero». Si tratta dell'ennesima condanna per una giornalista, nell'ambito di una più generale repressione contro la libertà di stampa.


L'accusa
Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, Gao è detenuta dallo scorso 24 aprile con l'accusa di «divulgazione di segreti di Stato all'estero».

Si pensa che Gao abbia diffuso il famoso documento numero 9, quello nel quale i quadri di Partito ordinavano di non cadere nella trappola dei valori universali occidentali in tema di diritti umani e libertà di parola. Il documento – allora – venne presentato dal New York Times e altri media stranieri, sottolineando la sua importanza per comprendere l'approccio della leadership cinesi ai diritti umani.

Confessione
Come tanti altri condannati e indagati, anche Gao ha dovuto affrontare la nuova gogna cinese, ovvero una confessione in televisione. Come riportano i media nazionali, «È stata costretta a fare una confessione alla televisione di Stato lo scorso maggio, ma in seguito ha detto che i procuratori avrebbero estorto le sue parole con la coercizione e le minacce contro suo figlio».

Vecchia dissidente
L'accusa di diffusione di segreti di Stato all'estero – viene sottolineato - comporta una pena massima di 15 anni di carcere. Ma «le persone che hanno familiarità con Gao», scrive il Scmp, «ipotizzano che le autorità abbiano avuto a lungo rancore per i suoi scritti politici e che volevano punirla».
Gao infatti è una vecchia conoscenza del governo cinese: aveva già trascorso un totale di sette anni in carcere per il suo lavoro. Alla vigilia della repressione di Tiananmen nel 1989, è stata rinchiusa per 15 mesi. Nel 1993, fu imprigionata di nuovo per sei anni per aver rivelato segreti di Stato.

Reazioni
Come riportato dal Telegraph, «William Nee, ricercatore di Amnesty International, ha descritto il verdetto come un affronto alla giustizia e un attacco alla libertà di espressione. Questa sentenza deplorevole contro Gao Yu – ha specificato - è niente di più che una palese persecuzione politica da parte delle autorità cinesi»
«Una notizia scioccante», ha dichiarato Renee Xia, direttore internazionale della Rete di Chinese Human Rights Defenders. »Lei non avrebbe dovuto essere detenuta in primo luogo per l'esercizio della libertà di informazione».

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