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In Cina Wukan è diventato il simbolo delle proteste per la terra

Il «villaggio di pescatori» di Wukan, sud della Cina è tornato a ribellarsi. Scontri feroci con la polizia, sassaiole e tanti arresti e feriti. Wukan è divenuto il simbolo delle lotte cinese contro le espropriazioni delle terre.

Nel 2011 era diventato il «villaggio» che rappresentava al meglio la lotta delle popolazioni rurali contro le beffe derivanti dalle espropriazioni di terreno. Salutato dall’Occidente come un esempio di tentativo di «via democratica alla cinese», in realtà Wukan rappresentava a pieno tante contraddizioni del paese, sia dal lato governativo, sia da quello popolare.

Nell’organizzare le proteste e poi le successive elezioni che avrebbero portato il leader di quegli scontri a diventare capo del villaggio, c’era tutta la trama dei clan del villaggio, non proprio un esempio di fulgida democrazia.

Rimane in ogni caso la grande capacità degli abitanti del posto di dotarsi di un media center, di sapersi districare nel mondo della comunicazione e ottenere una visibilità impensabile.

Questo nel 2011. In realtà il successo fu concepito fin da subito come parziale, ma solo la scorsa estate i rigurgiti di proteste sono tornate, motivate dall’arresto del leader Lin Zuluan, accusato di aver intascato tangenti.

Secondo la popolazione, in realtà, si sarebbe trattato di un arresto arbitrario, per riprovare a sottrarre le terre agli abitanti. Nei giorni scorsi Lin Zuluan avrebbe confessato in televisione di aver accettato tangenti, chiudendo sostanzialmente il caso, secondo le autorità. Non secondo i sostenitori di Lin Zuluan: la loro idea è che la confessione sia stata «obbligata».

Sono ricominciate proteste e scontri: sul web si sono diffuse immagini di persone ferite, si parla anche di morti. Pechino ha provato subito a bloccare la diffusione di ogni tipo di immagine, ma alcuni video hanno bucato il sistema del Grande Firewall.

Ci sono scene di scontri, con gli abitanti armati di pietre e bastoni capaci di provocare l’arretramento della polizia schierata in tenuta anti-sommossa.

Ancora più interessanti altri video diffusi dalle reti sociali cinesi e giunte poi sui siti dei quotidiani internazionali; in queste immagini si vedono poliziotti entrare nelle case e procedere ad arresti (pare ne siano stati effettuati a decine).

La cosa che stupisce è che molti abitanti di Wukan, pare, da tempo hanno deciso di installare nelle proprie abitazioni delle telecamere proprio per eventualità di questo genere.

Dal punto di vista dell'immaginario l'esempio di Wukan colpisce, diventando simbolo delle contraddizioni cinesi: uno sviluppo che lascia indietro molte persone, sofferenti di atteggiamenti ottusi e violenti da parte delle autorità.

E allo stesso tempo testimonia il limite di certi processi democratici: duri da inserirsi in realtà rurali con i propri processi e le proprie tenaglie storiche.

@simopieranni

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