Nel 2017 l'Italia ha finalmente imparato a fare affari in Cina

È stato un anno di svolta nei rapporti Italia-Cina. Roma ha capito che lasciare le relazioni con Pechino in mano a pochi businessman non paga. Bisogna fare sistema, coordinando attività di governo, diplomazia e imprese. I risultati già si vedono. E quello che verrà può essere l'anno del raccolto

L'incontro tra il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Presidente della Repubblica Popolare cinese Xi Jinping, Pechino, 22 febbraio 2017. REUTERS

 Il 2017 per la Cina è stato un anno decisivo: il diciannovesimo congresso del Partito comunista cinese ha ribadito la leadership di Xi Jinping e inserito all'interno dello statuto sia il pensiero del numero uno che la “sua” Nuova via della seta.

Alla presentazione di questo progetto è stato dedicato l’evento più importante dell’anno a Pechino, con centinaia di capi di Stato e rappresentanti di governi provenienti da ogni parte del mondo. E a Davos Xi Jinping ha posto la Repubblica popolare alla guida di una “globalizzazione con caratteristiche cinesi”, che avrà un impatto decisivo sugli equilibri mondiali. La Nuova via della Seta coinvolgerà oltre 60 Paesi, quattro miliardi di persone, il 62% della ricchezza mondiale. E sebbene gli interrogativi non manchino su quello che è chiaramente un progetto egemonico, rimanere agganciati a questa potenza diventerà fondamentale.

L'Italia come si sta muovendo? Rispetto ai governi precedenti è necessario sottolineare che sia con Renzi premier, sia con Gentiloni, Roma ha finalmente capito che per fare affari con i cinesi serve un coordinamento, è necessario fare sistema, collegare ministeri ad ambasciata,  istituti economici e comunità di business.

Lasciare le relazioni con Pechino in mano a pochi e coraggiosi businessmen non paga. Serve un impegno serio di tutto lo Stato, un coordinamento tra tutte le forze, politiche economiche e culturali. E serve essere presenti, non solo con il lavoro dell'ambasciata ma con emissari governativi: la Cina ha bisogno di sentirsi importante per i propri partner. E nel 2017 l'Italia si è mossa esattamente in questo modo.

La visita di Mattarella a Pechino nel febbraio 2017 ha inaugurato un anno che potremmo definire «di svolta» nelle relazioni economiche tra i due Paesi. La Cina è il quinto partner commerciale dell'Italia e quest'anno gli accordi (per il valore di 5 miliardi quelli firmati dalle delegazioni arrivate in Cina con Mattarella) e i potenziali sviluppi sono stati tantissimi, grazie anche al lavoro dell'ambasciatore a Pechino Ettore Sequi, coordinato con governo e comunità di business.

Particolarmente attivo è stato il Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico Ivan Scalfarotto, che si è recato in molte occasioni in Cina per chiudere accordi, come la Dichiarazione di intenti per la costruzione di un distretto Italo-Cinese sulla Cultura e l'Innovazione, firmata nell’agosto 2017 a Chengdu, insieme al Sindaco della città Luo Qiang, all'Ambasciatore Sequi e alla delegazione del Consolato Generale d'Italia a Chongqing, guidata dal Console Generale, Sergio Maffettone.

Tra gli altri accordi sottoscritti, è importante il Memorandum d'Intesa tra il ministero della Salute della Repubblica italiana e l'Amministrazione per gli Alimenti e i Farmaci del Sichuan sulla collaborazione nel campo della sicurezza alimentare. Il protocollo prevede un più intenso scambio di informazioni nella ricerca scientifica e nella sicurezza alimentare ma ha anche finalità economiche. Punta a rafforzare gli investimenti e gli scambi commerciali nel settore e lancia un «Sino-italian co-investment Fund», un nuovo fondo per investire nel capitale di società italiane e cinesi, in prevalenza Pmi.

L'Italia è anche attiva all'interno del progetto della Nuova via della Seta: partecipa alla banca di investimenti e Gentiloni è andato a Pechino al forum, uno dei pochi leader europei presenti. Questo scetticismo dell'Europa può essere un'opportunità per l'Italia. E nei tanti viaggi su rotaia inaugurati nel 2017 tra Cina ed Europa grande importanza ha avuto quello recente che collega il polo logistico di Mortara a Chengdu: 18 giorni di viaggio all’andata e e 18 al ritorno, simbolo del rinnovato benessere dell'export italiano verso la Cina, cresciuto del 26% in quest'ultimo anno.

Sulla Nuova via della Seta rimangono alcuni punti ancora irrisolti, come quello dei porti italiani che la Cina dovrebbe preferire ad altri scali: vedremo se Roma saprà mettere in moto il pressing necessario perché la scelta ricada sull'Italia.

Intanto il 2017 si è concluso bene: dopo oltre 16 anni la Cina ha rimosso il bando sulla carne bovina italiana. L’annuncio è stato dato dal Ministero dell’Agricoltura cinese e dall’Amministrazione per il Controllo della Qualità, l’Ispezione e la Quarantena (Aqsiq) alla fine dei lavori del Comitato Governativo Italia-Cina presieduto dal Ministro degli Esteri Alfano e dal suo omologo Wang Yi.

Sarà dunque concordato un protocollo sui requisiti sanitari per l’esportazione verso la Cina di carne disossata di bovini con meno di 30 mesi. Il Ministero dell’Agricoltura cinese e Aqsiq hanno anche comunicato la rimozione del bando sul seme bovino italiano per il virus di Schmallenberg imposto nel 2012.

Un anno importante il 2017 soprattutto perché ha seminato propositi e potenzialità: nel 2018 l'Italia dovrà raccogliere considerando che Pechino spingerà l'acceleratore sul progetto di Nuova via della seta, destinato a cambiare gli equilibri mondiali.

@simopieranni

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