L'abate di Shaolin: arrestato o scappato?

Secondo alcuni l'abate di Shaolin sarebbe agli arresti e interrogato dai funzionari del Partito. Secondo altri sarebbe scappato. L'unico dato certo è che le autorità cinesi hanno aperto un'indagine su di lui, a seguito dei numerosi rumors di cui è stato protagonista nelle ultime settimane. E che in Thailandia, dove doveva presentarsi ad un evento cui era stato invitato, non si è presentato.

 Nelle scorse settimane abbiamo scritto delle accuse cascate sulla fama, decisamente già in bilico, dell'abate di Shaolin, Shi Yongxin. Secondo il Telegraph, “il controverso abate, non sarebbe riuscito a condurre “una delegazione dei suoi monaci guerrieri in un tour di arti marziali in Thailandia, perché si trovava sotto interrogatorio”.

 Giravano voci che Shi avrebbe usato un viaggio organizzato all'estero “per scappare dalla Cina e sfuggire così alle accuse esplosive di appropriamento indebito di denaro e la generazione di figli fuori dal matrimonio con le sue seguaci, incluse delle suore”.

 Ma la notizia più rilevante arriva dalla Cina, perché nonostante il sospetto che molte voci sulle peripezie sessuali dell'abate non siano verificate, è stato comunque aperta un'inchiesta ufficiale (e perfino la Cctv, la tv nazionale si è premurata di specificarlo).

 Il nostro ufficio prende questa storia con assoluta serierà e chiarirà rapidamente la situazione...per garantire una corretta comprensione della questione”, ha dichiarato il Dipartimento degli Affari Religiosi in un avviso pubblicato sul sito governativo della città.

Nonostante le polemiche che ha dovuto affrontare da quando è diventato abate nel 1999, come ricorda il Telegraph, “Shi ha già operato con la benedizione delle autorità, è stato membro del Congresso Nazionale del Popolo e vicepresidente dell'Associazione Statale Buddhist Association of China”.

Sull'argomento è intervenuto anche il Global Times, quotidiano ufficiale del partito comunista cinese: “Secondo i media nazionali, l'assenza di Shi in Thailandia è dovuta a un indagine da parte delle autorità degli affari religiose di Dengfeng, nella provincia dello Henan”.

Tuttavia, poche ore dopo, Qian Daliang, il direttore generale della società controllata dal Tempio ha smentito la notizia, definendola “gravemente fuorviante per i lettori”. Ma uno dei quotidiani “ha poi pubblicato la registrazione del colloquio, nel quale Qian dichiara: “Shi è oggetto di indagini”.

Se Shi sia pulito o meno – scrive il Global Times -potrà essere provato soltanto dai risultati delle indagini”.

È chiaro che la vicenda di Shi permette alla stampa nazionale di regolare alcuni conti tanto con l'abate, quanto con la religione, in generale, nel paese. Come ricordato dai media internazionali, il tempio di Shaolin “ha una storia drammatica” alle spalle, perché per due volte è stato praticamente sventrato e lasciato morire. L'ultimo attacco avvenne durante la rivoluzione culturale, quando la pratica del kung venne condannata “come decadenza religiosa”.

Ma “nell'abbraccio entusiasta dello spirito commerciale cinese del 21° secolo, l'abate Shi ha guidato il tempio verso nuovi percorsi lucrativi, istituendo il “marchio” Shaolin, la creazione di avamposti stranieri e allestendo tour con squadre di monaci guerrieri altamente coreografici”.

Forse – come scrive il Global Times - “l'abate gode di grande prestigio e di un forte sostegno pubblico nella sfera d'influenza del tempio Shaolin, il che ha spinto i suoi seguaci a preoccuparsi del suo “trattamento ingiusto”. Ma le loro parole indicano una certa aggressività verso il pubblico. Molte persone ora suppongono che questo atteggiamento possa ben riflettere lo stile di vita e di lavoro del tempio”.

La risposta alla domanda se Shi sia effettivamente colpevole, scrive il Global Times, arriverà con l'inchiesta e a quel punto bisognerà vedere “l'opinione che la gente avrà del buddismo per molto tempo a venire”.
@simopieranni

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