L'effetto Trump sugli studiosi in Cina

Ora che Trump è candidato ufficiale dei repubblicani, in Cina si ricomincia a parlare di lui. Ma mentre la popolazione cinese, generalizzando un minimo, oscilla tra la curiosità e lo scetticismo, diverso è l'atteggiamento degli studiosi. L'ultima intervista del magnate al New York Times, nella quale mette anche in discussione la Nato, ha aumentato le riflessioni cinesi sul suo conto.

Oggi il Global Times ha dedicato un ampio reportage a quanto si dice su Trump all'interno del mondo degli studiosi cinesi. Come detto tempo fa, ritenere che ai cinesi «piaccia Trump» non è né falso né completamente vero.

Di sicuro c'è un po' di rivincita nei cinesi nel giudicare la «democrazia» americana, capace di creare simili fenomeni. Dall'altro c'è uno spirito anti estabilishment che rischia di fare presa anche su una popolazione, come quella cinese, che pure non ha i medesimi diritti di voto e di rappresentanza della società americana.

È soprattutto su questo aspetto che si concentrano le attenzione dei politologi e studiosi di scienza politica cinesi. «All'inizio, non ci aspettavamo che il disgusto americano nei confronti di Washington e Wall Street avesse un impatto così forte sulle elezioni generali degli Stati Uniti» ha raccontato al Global Times Jin Canrong, vice direttore del Centro di Studi Americani presso la Renmin University of China.

Jin ha specificato di «credere che il crescente divario di ricchezza e il rallentamento dell'economia negli Stati Uniti abbia portato al crescente sostegno di Trump, per non parlare dell'impudenza di Trump, che lo separa dai politici tradizionali».

Il Global Times ricorda come ancora nel mese di dicembre 2014, il sito ufficiale della MSNBC pubblicasse un articolo dal titolo: «Come sarebbe un confronto Jeb Bush-Hillary Clinton nel 2016?». A quel tempo, prosegue il quotidiano governativo cinese, l'opinione pubblica ancora «credeva che l'elezione avrebbe piazzato membri delle due famiglie politiche d'élite degli Stati Uniti».

Wang Yiwei, studioso di relazioni internazionali presso la Renmin University, ha detto che gli esperti «non si aspettavano che la globalizzazione avesse un effetto» così forte sulle «opinioni politiche della classe media dei paesi occidentali».

Wang ha detto che la globalizzazione é stata a favore della classe media, che ha giocato un ruolo importante nella società. Tuttavia, la globalizzazione «sta affrontando un momento difficile, e sta causando problemi per la classe media in Occidente, come la crisi degli immigrati, gli attacchi terroristici e le tensioni razziali».

Gli esperti credevano che la classe media avrebbe avuto un ruolo nella stabilizzazione della società, ma ora – a quanto pare – quella stessa classe media sembra rivoltarsi contro i suoi «rappresentanti». Questo potrebbe essere il motivo per cui gli esperti non si aspettavano che Trump andasse così lontano.

I netizen cinesi – invece – secondo il Global Times considerano l'ascesa di Trump uno spettacolo «comico».

Su guancha.cn, un sito cinese che si concentra sulla politica e le questioni sociali, «le notizie correlate a Trump sono popolari». Tra i commenti nel sito molti affermano «di sostenere Trump perché credono che Trump rovinerà gli Stati Uniti e permetterà alla Cina di superare gli Stati Uniti il più presto possibile».

Sulla stessa lunghezza anche uno studioso. Song Luzheng, ricercatore presso l'Istituto Cinese della Fudan University, ha detto che «è il sistema democratico, non Trump, che dovrebbe essere incolpato per l'attuale caos nelle elezioni».

@simopieranni

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