La Cina e i 50 anni dalla Rivoluzione culturale

Il 16 maggio ricorrono i cinquant'anni dalla Rivoluzione culturale, un evento sociale, politico complesso di cui ancora oggi non si ha l'esatta percezione. Si conoscono alcuni aspetti, se ne sono indagati altri, soprattutto le responsabilità politiche, ma in Cina manca una reale riflessione collettiva e pubblica su cosa furono quegli anni. Quasi ogni cinese, almeno fino a poco tempo fa, aveva un ricordo ancorato a quel tempo. E oggi per i cinquant'anni sembrano non placarsi polemiche e speculazioni.

Con una direttiva del 16 maggio iniziava ufficialmente quel periodo noto com “Rivoluzione culturale”. Un inizio arrivato a posteriori, perché dopo la carestia e turbolenze politiche, quel periodo storico forse era già cominciato qualche anno anno prima. Una lotta interna divenuta una sorta di guerra civile, poi controllata e infine sfumata solo con la morte di Mao, nel 1976.

La memoria è qualcosa di strambo in Cina: un evento che ha così fortemente impattato sulla vita del paese è ancora oggi avvolto da molte nebbie storiche. Talvolta la Rivoluzione culturale torna in Cina, in riferimento a un periodo o a decisioni politiche, ma niente sembra in grado di cogliere in modo univoco un periodo che ha rischiato di cancellare quel minimo di pace raggiunto dal paese.

Ancora oggi non c'è una versione definitiva, benché molti archivi e materiale fino a poco tempo fa segreti, siano stato svelati per tentare una lettura politica e storica il più corretta possibile.

Nei giorni scorsi la Rivoluzione culturale è stata celebrata a Pechino con uno spettacolo che ha finito per scatenare clamorose proteste.

Come riportato dalla stampa locale, «un concerto caratterizzato da “canzoni rosse” che lodano la rivoluzione comunista e Mao Zedong, è stato messo in scena in uno stile che ricorda la Rivoluzione Culturale, scatenando polemiche e critiche da parte della figlia di un rivoluzionario dopo che è stato tenuto presso la Grande Sala del Popolo di Pechino».

Lo spettacolo, che ha messo in scena le canzoni dalla Rivoluzione Culturale con uno sfondo di manifesti di propaganda del periodo, «arriva in un momento politicamente delicato in vista del 50° anniversario dall'inizio del movimento, il 16 maggio».

Ma Xiaoli, figlia di Ma Wenrui che è stato perseguitato per essere un leader di una “cricca anti-partito” con il padre del presidente Xi Jinping, ha chiamato lo spettacolo una ricorrenza «della Rivoluzione Culturale» e lo ha accusato di «Far fare un passo indietro nella storia».

Ma Xiaoli si è scagliata contro gli organizzatori in una lettera, accusandoli di violare la disciplina politica del partito comunista onorando la «memoria» della rivoluzione culturale con lo spettacolo.

«Dobbiamo aumentare la nostra forte vigilanza contro il ritorno della rivoluzione culturale e contro le estreme ideologie di sinistra», ha scritto.

Le ha fatto eco Yan Lianke, considerato uno degli scrittori più controversi e acclamati della Cina. Yan è noto per la sua satira e il «penetrante linguaggio che copre la storia più oscura del paese».

Lo scrittore ha detto di recente, a Hong Kong dove è docente a contratto di letteratura cinese per sei mesi presso la University of Science and Technology.che «Non c'è mai abbastanza discussione sulla rivoluzione culturale, più ne parliamo e più le critiche sono le nostre riflessioni su di essa, tanto più la Cina progredirà in meglio. Ma la Cina andrà a ritroso se continuiamo a evitare l'argomento».

Secondo Yan, il tipo di dialogo che c'è sulla rivoluzione culturale rispecchia come gli intellettuali del paese si confrontano con la storia: «Dovremo riprendere la discussione sulla rivoluzione culturale, prima o poi, per capire i suoi problemi».
@simopieranni

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