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La Cina mediatrice in Siria, mentre le borse rumoreggiano

Pechino ha recentemente approvato una legge sull'anti-terrorismo che prevede la possibilità per la Cina di partecipare a missioni all'estero. Si tratta di uno scarto importante, rispetto al passato, ma che per ora non muta la posizione strategica del paese riguardo le crisi internazionali. La Cina mantiene la sua posizione di non interferenza negli affari interni di altri paesi, ma prova a sigillare la propria posizione di potenza mondiale, ponendosi come mediatrice. Ad esempio sulla vicenda siriana.

È per questo che a Pechino in questi giorni si assiste a una girandola di visite, che hanno come tema saliente la Siria. Prima è stato il turno del ministro degli esteri di Damasco, da oggi, per tre giorni, tocca al rappresentante delle opposizioni siriane spiegare la propria posizione in vista del nuovo meeting di Ginevra a Pechino.

La Cina tenta di porsi come mediatrice, in una situazione mondiale fluida, che varia di giorni in giorno a causa dell'eco degli eventi mediorientali. La posizione di Pechino non cambia: no a interventi armati e tentativi di arrivare a compromessi che non mettano in discussione un futuro assetto della Siria, in grado di soddisfare le esigenze cinesi.

«Crediamo che il futuro della Siria debba essere deciso dal popolo della Siria, per cui la Cina sta facendo di tutto per spostare la questione siriana lungo il percorso corretto del dialogo politico il più rapidamente possibile", ha detto il ministro degli esteri cinese Hua Chunying.

«La posizione della Cina ha ricevuto grande apprezzamento tanto da parte della comunità internazionale, quanto dal popolo siriano», ha specificato Hua.

Oggi il China Daily riporta le parole di Li Guofu, direttore del Centro per il Medio Oriente gli studi presso l'Istituto cinese di studi internazionali, secondo il quale ci sarebbe ancora un profondo divario tra il governo siriano e l'opposizione per quanto riguarda una soluzione definitiva della crisi, «ma è bene che essi siano disposti a parlare nonostante siano sottoposti a grande pressione internazionale. La Cina - conclude Li - ora si pone finalmente come "mediatrice"».

Li Shaoxian, esperto di studi mediorientali presso la Ningxia University ha specificato alla stampa cinese che «la spaccatura diplomatica tra l'Arabia Saudita e l'Iran ha aggiunto alle difficoltà alla possibilità di raggiungere un accordo finale».

La visita delal delegazione siriana ha trovato spazio sui media cinesi, che invece hanno glissato sul tonfo in borsa dei giorni scorsi.
A questo proposito, il governo cinese, tramite dei fondi controllati dallo stato, è intervenuto sui mercati azionari per cercare di riportare la calma dopo il crollo di ieri. Secondo quanto riporta Bloomberg fondi pubblici stanno comprando massicciamente titoli. Le Borse appaiono comunque deboli con Shenzen che ha perso l'1,87% e Shangai lo 0,23%. Hong Kong, ancora aperta, cede lo 0,54%.
@simopieranni

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