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La Cina non gradisce la nuova legge sulla sicurezza del Giappone

La legge giapponese passata ieri, che prevede la possibilità di impiego in missioni all'estero dei militari giapponesi, non si può dire sia stata accolta con grande gioia dalle parti di Pechino. La mossa viene letta come un pericolo alla stabilità dell'area e come una potenziale rinascita di un conflitto asiatico. La Cina, inoltre, teme che il rinnovato impegno americano nel pacifico, una volta “risolte” le questioni legate a Cuba e al nucleare iraniano, possano minare il suo “controllo” della regione.

Pechino da sempre utilizza un doppio binario in politica estera: decisamente disponibile e cauto su temi internazionali, aggressivo e determinato nel Pacifico, una regione che considera di propria competenza e nella quale esercitare la propria politica di potenza.

Ovviamente Pechino non vede di buon occhio la strategia obamiana di “pivot to Asia”, che porterà il 60 per cento della marina americana a sostare nella regione del Pacifico, né tanto meno legge in modo positivo la recente legge sulla sicurezza approvata dal Giappone. Il nazionalismo di Abe è considerato dalla Cina un pericolo per i suoi interessi, considerando non solo le isole contese, ma più in generale tutta l'area (sia da un punto di vista commerciale, sia militare).

Come riportato dal South China Morning Post, “Zhou Yongsheng, un esperto di affari giapponesi presso la China Foreign Affairs University, ha sottolineato che il disegno di legge avrebbe danneggiato i legami sino-giapponesi e la stabilità a lungo termine dell’Asia nord-orientale e della regione Asia-Pacifico. "Le opportunità per una guerra in Asia aumenteranno quando è il disegno di legge sarà approvato. La Cina deve migliorare la sua consapevolezza della crisi, rafforzando le sue funzionalità complete, non solo in termini di forza militare, ma anche poteri economici, politici e diplomatici", ha detto.

La Cina rivendica la maggior parte del Mar Cinese Meridionale e ha rivalità territoriali con vari stati del sud-est asiatico. E ha zone contese nel Mar Cinese orientale – sempre con il Giappone – anche più a nord.

Il Comandante militare del Giappone, l'ammiraglio Katsutoshi Kawano ha detto al Guardian di aspettarsi che la Cina diventerà più assertiva e cercherà di espandere il suo raggio d’influenza.

"La mia sensazione è che questa tendenza continuerà nel futuro dove la Cina andrà oltre la catena di isole nel Pacifico", ha detto in un discorso tradotto. "Quindi, se non altro, uno è portato a credere che la situazione è destinata a peggiorare".

La Cina – scrive il Guardian - “ha intensificato la spesa per la difesa negli ultimi anni ed è volta a sviluppare una flotta in grado di difendere i propri interessi come seconda più grande economia in crescita del mondo. Il suo perseguimento di rivendicazioni di sovranità ha scosso i paesi vicini, anche se dice che non ha alcun intento ostile”.

E arriviamo al punto più importante: è chiaro che un “traffico” sempre più asseragliato di navi militari nelle zone di mare conteso aumenta la probabilità di un incidente. E il rischio che da lì possa esserci un'escalation non è da scartare a priori, benché tutte le forze in campo sappiano che diventerebbe, in breve tempo, un tunnel dal quale sarebbe difficile uscire.

L'approvazione della legge giapponese, inoltre, se il governo cinese continuerà a leggerlo come un chiaro attacco alla propria posizione nella regione, rischia inoltre di scatenare sentimenti nazionalisti cinesi, in reazione a quelli di Tokyo. E nel passato, anche recente, questi rigurgiti hanno creato non pochi problemi ai diplomatici dei due paesi.

Infine un dato più generale, geopolitico. Con il disimpegno americano in Medio oriente, ottenuto l'accordo con l'Iran, la distensione con Cuba, è chiaro che l'area del Pacifico e più in generale l'Asia diventerà un terreno di contesa rilevante in termini mondiali. Il luogo dove le due super potenze mondiali si fronteggiano, muso contro muso. E armati.

@simopieranni

 

 

 

 

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