La Cina rallenta e invecchia

La Cina rallenta la crescita nel 2013, al 7,7 percento, lo stesso dato dell'anno scorso. Il ritmo di crescita cinese cala, non era così basso dal 1999, ma la leadership di Pechino appare tranquilla: si tratta – secondo il Pcc – di una diminuzione della crescita cinese che consentirebbe di ridisegnare nuovi equilibri all'interno del sistema produttivo. Non solo Pil, perché nei giorni scorsi altri dati hanno interessato il paese: nel 2013 è nuovamente calata la popolazione in età lavorativa.

 

Nel 2013 la crescita su base annua del Prodotto interno lordo (Pil) è stata del 7,7 percento lo stesso ritmo del 2012. Si tratta della crescita più bassa dal 1999. e per l'anno prossimo la politica cinese si prepara ad un'accoppiata poco propizia: la crescita è prevista infatti possa calare fino al 7,4 percento, un dato che riporterebbe l'economia cinese al 1990, l'anno dopo i tragici fatti di piazza Tiananmen che segneranno nel 2014 il loro venticinquesimo anniversario (e il dato economico di allora fu fortemente influenzato dalle sanzioni economiche decise dalla comunità internazionale dopo la repressione di piazza di Deng Xiaoping).

Sulla base degli altri dati rilasciati da Pechino, si è appreso che la produzione industriale è cresciuta del 9,7 per cento anno su anno a dicembre, rispetto al 10 per cento di novembre. Nel 2013 nel suo complesso, la produzione industriale è cresciuta del 9,7 per cento rispetto al 2012. Le vendite al dettaglio in Cina sono cresciute del 13,6 per cento a dicembre, rispetto ad 13,7 per cento di novembre. Gli investimenti sono aumentati del 19,6 per cento nel 2013.

Quali sono le ragioni di questo rallentamento? Innanzitutto la crisi occidentale che continua a colpire le esportazioni cinesi, unite ad un mercato interno che ancora non riesce a riequilibrare la situazione. Si tratta della prima risposta, perché sotto al gigante cinese si annidano problematiche ormai storiche che hanno come principale causa la questione dei debiti locali e la difficoltà ambientale dell'economia cinese a consentire investimenti capaci di creare ricchezza collettiva, anziché finire in vicoli ciechi economici.

Altro dato: il National Bureau of Statistics ha reso noto che la popolazione in età lavorativa - gli abitanti tra i 16 e tra i 59 anni - era di 920 milioni nel 2013, in calo di 2,4 milioni rispetto all'anno precedente e pari al 67,6% della popolazione totale. «La forza lavoro del paese – ha scritto il Wall Street Journal - è scesa nel 2012 per la prima volta da decenni, sollevando preoccupazioni circa una riduzione della forza lavoro e le prospettive di crescita economica».

La quota di persone anziane, o coloro che hanno più di 65 anni, era del 9,7% nel 2013, dal 9,4% nel 2012, secondo quanto mostrato dai dati ufficiali. Come ha specificato il capo del dipartimento statistico di Pechino, «carenze di manodopera sono ancora comuni in diverse regioni in tutto il paese e molti datori di lavoro hanno registrato un aumento tra il 10% e il 15% del costo del lavoro nell'ultimo anno».

Si tratta di dati che messi insieme confermano alcune scelte della politica nazionale cinese: in primo luogo l'invecchiamento della popolazione in età lavorativa conferma la necessità della riforma effettuata in tema di controllo delle nascite. Per il resto, la Likonomics, la ricetta economica della leadership tenterà di muovere le leve del credito e del mercato interno per consentire alla Cina una crescita meno folle che in precedenza, ma in grado di tenere insieme il paese, al riparo da tensioni sociali sempre più evidenti.

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GUALA
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