La Cina vuole essere la nazione leader nei trapianti di organi entro il 2020

Il responsabile del Comitato per le Donazioni e i Trapianti della Cina, in una recente intervista, ha specificato che le donazioni volontarie di organi nel paese stanno aumentando e che l'obiettivo è arrivare a essere leader entro il 2020. E ha ammonito che l'epoca del «turismo dei trapianti» in Cina è finita.

Da tempo la Cina è nel mirino di organi internazionali e dell'opinione pubblica: fino a qualche tempo i donatori non erano troppo volontari, perché spesso erano i prigionieri condannati a morte nelle carceri cinesi. Come ha specificato il responsabile del Comitato per le Donazioni e i Trapinati in Cina, Huang Jiefu, questa è una pratica che ormai è stata abbandonata. A una recente conferenza ha affermato che sostenere che la Cina effettui 100mila trapianti all'anno grazie all'espianto di organi da prigionieri «è semplicemente ridicolo».

Secondo quanto sostenuto il 26 luglio in un'intervista all'Associated Press, la Cina «entro il 2020 diventerà numero uno per quanto riguarda i trapianti effettuati in modo etico».

Nell'intervista Huang ha snocciolato importanti cifre, dovute anche all'attività di «facilitatori» ovvero persone che per il ministero hanno lavorato alla sensibilizzazione sul tema nei confronti dei cinesi, provando a far diventare più persone possibili «donatori» (anche attraverso piccoli pagamenti statali e procedure funebri capaci di esaltare l'opera etica del donatore, come ad esempio onorando le ceneri una volta all'anno).

Cifre che migliorano quelle del 2016, durante il quale oltre 4.000 persone avrebbero donato i loro organi, a fronte di circa 300.000 pazienti in attesa di trapianto.

Per affrontare la «carenza cronica di organi per la donazione del paese, il governo ha sviluppato alcuni metodi, come la concessione di 10.000 yuan ciascuno a una povera famiglia che firma per una donazione, iscrivendo i nomi dei donatori su una targa in un cimitero esclusivo».

A livello legislativo poi, è da tempo in discussione una legge sui trapianti di organi umani per disciplinare il processo di donazione e di aggiudicazione. Nel frattempo, con l'aiuto di Alipay, una delle applicazioni di pagamento mobile più diffuse in Cina, gli utenti possono facilmente registrarsi come donatori di organi fornendo i loro nomi reali e numeri di identificazione.

Quanto ai numeri attuali, le donazioni di organi sono aumentate a più di 5.500 quest'anno, dalle sole 30 nel 2010: significa che questo primo anno di programma pilota ha funzionato adeguatamente.

Secondo Huang 15.000 persone hanno effettuato il trapianto quest'anno: rispetto ai circa 28.000 pazienti che ogni anno che ricevono un organo negli Stati Uniti cominciano a essere numeri importanti.

Huang ha anche sottolineato la necessità di coordinare al meglio il lavoro degli ospedali cinesi: «si tratta di un bambino appena nato e ha bisogno di crescere» ha detto a proposito delle nuove iniziati cinesi nell'ambito del programma più generale per aumentare i donatori.

Anche perché ci sono non pochi problemi da affrontare. Come ha specificato Huang «la Cina sta cercando di espandere il numero di donatori d'organi, ma deve affrontare alcune barriere culturali: i membri della famiglia sono ancora in grado di bloccare una donazione, nonostante il parere favorevole del potenziale donatore e i cinesi – in generale – si sono dimostrati refrattari e registrarsi come «donatori».

Le autorità – ha raccontato Huang - stanno collaborando con AliBaba, attraverso i suoi servizi di ecommerce ultra diffusi nel paese, per consentire alle persone di registrarsi in soli 10 secondi. Huang ha detto che «più di 210.000 cinesi hanno espresso la loro disponibilità a diventare donatori, anche se questo è un numero esiguo rispetto alla popolazione del paese di 1,37 miliardi».

La Cina – infine ospiterà – il mese prossimo - una conferenza internazionale sui trapianti a Kunming.

@simopieranni

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