La corruzione in Cina e Deng Xiaoping

“Il mese scorso, mi è stato vietato di rilasciare interviste, e così sto offrendo questo saggio in occasione del 26° anniversario della repressione del 4 giugno 1989, quando le autorità hanno soppresso il dissenso nelle città di tutta la Cina”. Comincia così un articolo apparso sul New York Times il 4 giugno, a firma di Bao Tong. Ex segretario personale dell'epurato (nel 1989) Zhao Ziyang, è ai domiciliari da tempo.

Nel suo articolo Bao Tong punta l'attenzione sul suo nemico storico: Deng Xiaoping. In pratica, secondo Bao Tong, la corruzione che pervade la società e la politica cinese (e oggetto di violente campagne da parte del Partito) non è dovuto all'atteggiamento dei funzionari, bensì ad un solco storico che risale proprio a Deng. Sostenendo che qualcuno si sarebbe dovuto arricchire prima di altri, Deng avrebbe aperto la strada alla corruzione diffusa.

L'ex politico scrive infatti che “Deng, leader supremo della Cina dal 1978 fino alla sua morte nel 1997, è oggi venerato come un eroe. E, come Mao Zedong prima di lui e Xi Jinping dopo di lui, Deng è ritratto dal Partito come un teorico politico. Ma non c'è stato nulla di simile a una Teoria di Deng Xiaoping, non più di quanto ci sia stata una cosa come la Teoria di Qin Shihuang.

Come Qin Shihuang, il primo imperatore, che ha centralizzato l’autorità politica in Cina, Deng ha usato la forza, non la teoria. Ha sfruttato il potere che Mao aveva conquistato per il Partito Comunista per guidare la Cina lungo sua nuova "Via di Deng Xiaoping" - verso un abisso di corruzione”.

Non ci sono dubbi dunque per Bao Tong: “concentrarsi sulla corruzione diffusa in Cina oggi, dimenticando il ruolo di Deng, è come incolpare la Banda dei Quattro per la distruzione tumultuosa della Rivoluzione culturale (1966-1976), mentre si sopravvaluta il ruolo di Mao”.

Il risultato delle operazioni di Deng è stato quello di aumentare il potere di chi è diventato ricco. Invece, specifica il politico, “chi deteneva un potere modesto è diventato modestamente ricco, e chi non aveva il potere è rimasto in condizioni di povertà”.

Ma Deng non si è limitato a indicare una strada; avrebbe anche messo in piedi un vero e proprio sistema: “I funzionari del partito sono il corpo del partito. Il nuovo ordine economico significa pagare per i servizi di questo corpo. Gli imprenditori si uniscono ai funzionari per spingere verso l'alto il Pil. Questo non è solo una buona soluzione per gli uomini d'affari, ma dà anche ai funzionari l’opportunità di ottenere successi nella loro carriera. In senso più ampio, promuove lo sviluppo del partito-stato”.

Infine, il collegamento con i fatti del 1989. Il trauma del 4 giugno “è stato un cambiamento di rotta”. In una situazione in cui nessuno “osa parlare, tutti perdono il loro diritto di parlare, tutti perdono il diritto di modellare la riforma e tutti possono essere vessati”. Un risultato è stato che l'obiettivo della riforma degli anni 1980 fu radicalmente sovvertito. “La liberalizzazione economica guidata dal Partito avrebbe dovuto scatenare lavoratori e imprenditori, liberare le loro energie e permettere la speculazione e la loro partecipazione agli utili. Ma dopo il cambiamento epocale del 1989, i profitti e le risorse sono state distribuite a seconda del potere”.

 

 

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