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La delusione della comunità internazionale per Xi Jinping

Mentre il Financial Times accusa Xi Jinping di non aver tenuto fede alle sue aspettative “riformiste”, ai più importanti portali di internet cinese è stato vietato “produrre report originali su argomenti politicamente sensibili”. Secondo la stampa occidentale siamo di fronte “all'ultimo passo nella battaglia del presidente Xi Jinping per mettere il giornalismo cinese sotto controllo”. E più in generale, l'accentramento di potere ha deluso le aspettative (occidentali).

REUTERS/Kim Kyung-Hoon

Negli Stati uniti ha destato scalpore il recente arresto di un giornalista di Hong Kong, ma con passaporto americano: l'ultimo evento che ha convinto molti osservatori a ricredersi sulle volontà “riformiste” del “presidente di tutto” cinese.

In particolare il Financial Times ha messo in piedi tre diversi reportage per raccontare la Cina di Xi Jinping mettendo in evidenza il “ritorno al passato” di Pechino per quanto concerne il controllo e la repressione.

Perché? Secondo il Financial Times non ci sarebbero dubbi: il rallentamento economico ha sventato possibilità di riforme da parte del Pcc. Quasi dal suo primo giorno in carica come presidente, “Xi ha perseguito un accentramento radicale del potere sostenuto da una campagna anti-corruzione che ha intrappolato i rivali politici e coloro che mettono in discussione il nuovo ordine”.

Xi avrebbe dunque “supervisionato quello che i gruppi per i diritti umani descrivono come il giro di vite più repressivo sulla libertà di parola e il dissenso da decenni e ha cercato di sradicare i germogli fragili della società civile, ovunque essi spuntassero”.

Data la sua risolutezza nel combattere la corruzione e il dissenso, Xi è stato sorprendentemente esitante quando si è poi trattato di riforme economiche: “a fronte di un rallentamento della crescita e di un modello economico sempre più obsoleto, il governo ha fatto un buon lavoro nel diagnosticare i problemi alla fine del 2013 quando ha presentato 340 riforme per affrontarle. Purtroppo, molte di queste iniziative non hanno ancora avuto inizio e a un esame più attento hanno mostrano che alcuni erano in contraddizione per poterle cominciare”.

Nelle prime fasi del suo mandato, ricorda il quotidiano finanziario, i politici occidentali e gli uomini d'affari erano per lo più disposti ad accettare il consolidamento di Xi del potere come precursore necessario per le riforme economiche. Ma “il caos del salvataggio del mercato azionario, la svalutazione valutari pasticciata dello scorso anno e la ricaduta evidente su gran parte del programma di riforma ha lasciato gli investitori delusi”.

Di fronte a questa delusione, non sono mancati ulteriori motivi di preoccupazione: il Guardian ha riportato l'ultimo provvedimento contro la diffusione di notizie on line, “cinque mesi dopo che Xi ha fatto un giro delle redazioni dei più importanti media di Stato a Pechino, chiedendo “lealtà assoluta” ai loro giornalisti e istruendoli a servire come “divulgatori delle politiche e le proposte del partito”.

Qiao Mu, professore di giornalismo alla Foreign Languages University di Pechino, ha detto al quotidiano britannico che “ai portali online era stato da tempo impedita la pubblicazione di notizie originali su soggetti politicamente sensibili”.

In precedenza, tuttavia, l'applicazione di tali norme è stata frammentaria. Qiao ha osservato che la mossa per far rispettare le norme in materia di attualità è avvenuta poche settimane dopo che il capo dell'organo regolatore dell'Internet cinese, Lu Wei, “è stato inaspettatamente” rimosso dal suo incarico. È stato sostituito come censore in capo del paese da Xu Lin, che ha lavorato al fianco di Xi quando era capo del partito comunista di Shanghai, quasi un decennio fa.

“Il nuovo capo appena insediato deve fare qualcosa di nuovo”, ha detto Qiao, aggiungendo di credere che anche i recenti fatti di cronaca in Cina - tra cui le inondazioni letali e il rifiuto della decisione del tribunale dell'Aia sul Mar Cinese Meridionale - “significano che Pechino teme di perdere il controllo della narrazione multimediale: questa non è stata una estate tranquilla ... le autorità sono preoccupate che tali segnalazioni potrebbero avere un effetto sulla stabilità sociale”.

@simopieranni

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