La Grecia, la Cina e la Ue

Ieri Cina e Unione Europea si sono incontrate durante un summit che ha risentito di due eventi: la crisi greca e la partenza ufficiale della banca cinese, concorrente proprio del Fmi e della Banca mondiale. Come sempre in queste circostanze, Pechino ha tenuto un atteggiamento molto prudente, collaborativo, dicendosi ottimista sul futuro dell'Unione europea, nonostante le attuali problematiche e fiducioso delle capacità dell'Unione di sanare la spaccatura con Atene.

La stampa cinese da giorni ha dato risalto alla crisi greca, sottolineando però come i rapporti della Cina siano con la Ue tutta, rimarcando così una posizione equidistante da Bruxelles e Atene. Come a dire, risolvete il problema e poi ricominciano a parlare.

Pechino infatti, al contrario della Russia, ha tenuto al riguardo un atteggiamento molto prudente. La Cina ha i suoi interessi in Grecia (nei porti e non solo), ma sa bene come i rapporti di partnership con l'Unione europea siano importanti per la sua attuale strategia di investimenti. Come sempre la Cina ha bisogno di stabilità per operare al meglio sui mercati internazionali e nelle aree geografiche nelle quali ha visto possibilità di investimenti.

La Banca a guida cinese (l'Aiib) dovrebbe consentire a Pechino uno spazio di manovra piuttosto ampio, perché nonostante il nervoso americano, alla fine, Xi Jinping ha ottenuto quanto voleva. Sull'Europa invece Pechino appare quasi sorniona, predicando ottimismo e sostenendo gli sforzi di Bruxelles affinché si chiuda in modo positivo la questione greca.

Come riportato dalla Xinhua, l'agenzia governativa cinese, il premier cinese Li Keqiang ha proposto “di unire i vantaggi comparativi della Cina con la sua capacità produttiva e la tecnologia avanzata delle economie europee”. Ovvero l'Europa è un mercato per i prodotti cinesi, ma anche un ambito nel quale investire per consentire – poi – alle aziende cinesi di acquisire know how.

La Cina ha bisogno di tempo e tranquillità dei mercati. Deve investire in asset che ritiene strategici, in alcuni casi comprando aziende a buon mercato, puntando tutto sull'innovazione, da trasferire poi a casa propria, per portare al salto di qualità che Pechino attende da anni: diventare da fabbrica del mondo, un player globale anche sul mercato dell'innovazione e su quelli finanziari.

Li Keqiang “ha invitato le due parti a lavorare insieme per esplorare i mercati”, la Cina e l'Ue, ha spiegato, “dovrebbero cooperare nel tentativo di soddisfare la domanda di investimenti industriali”.

La Cina, ha aggiunto, “amplierà gli acquisti di obbligazioni emesse dalla Banca europea per gli investimenti”. Li ha poi incoraggiato al rilancio dell'economia europea, utilizzando ovviamente l'Aiib. E qui veniamo al punto più “caldo”. Quanto la Cina – come già sta facendo in Russia e America Latina, è disposta a soccorrere, ad esempio, la Grecia?

Per ora Pechino si tiene decisamente sotto traccia, senza annunci e senza proclami (al contrario di Mosca che ha fatto sapere di essere disposta ad aiutare la Grecia, se Atene lo richiederà).

In risposta al problema del debito greco, Li – durante un incontro con il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz – ha specificato che la Cina “sostiene il processo di integrazione europea” ed è titolare a lungo termine di obbligazioni europee e “si aspetta una soluzione adeguata per il problema del debito greco”.

Le politiche monetarie espansive “non sono abbastanza” per stimolare l'economia stagnante, e Li ha incoraggiato sia la Cina e l'UE “ad adottare riforme strutturali e rafforzare la cooperazione internazionale, la capacità di produzione, in modo da rilanciare l'economia reale”.

Che la Grecia resti nell'Euro ha specificato Li “non è solo nell'interesse dell'Europa, ma anche della Cina e del mondo intero e ha a che fare con la ripresa economica mondiale”

 

 

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