Le relazioni commerciali tra Cina e Israele

Ultimamente la Cina ha acquisito l'azienda israeliana Tnuva, principale operatore nazionale del mercato alimentare. Si è trattato di un'operazione imponente, portata avanti dalla Bright Food cinese capace di sborsare oltre due miliardi di dollari. Si tratta di un segnale inequivocabile: da partner sulla tecnologia e le infrastrutture, Pechino diventa sempre più interlocutore commerciale di Tel Aviv.

Secondo il China Daily, «Le acquisizioni di aziende israeliane fuori del settore high-tech da parte degli investitori asiatici, europei e statunitensi sono balzati a 636 milioni di dollari l'anno scorso da 73 milioni dollari nel 2013, secondo Liat Enzel, capo dei servizi di consulenza presso PricewaterhouseCoopers in Israele. Questa cifra è già stata eclissata nel 2015 con l'acquisizione Tnuva e un altro importante accordo nel settore delle materie plastiche è in corso».

Anche il Financial Times ha sottolineato questa nuova vicinanza tra Cina e Israele. «I cinesi stanno mangiando formaggio, ha scritto il quotidiano finanziario, come non hanno mai fatto nella loro storia». La società cinese che ha investito in Tnuva, tuttavia, ha specificato che i miliardi servono per accapparrarsi «la qualità della gestione agro-alimentare israeliana».

«L'accordo – ha scritto il Financial Times - è stato il più grande buyout cinese di una società israeliana dal 2011, quando la China National Chemical Corporation ha acquistato Adama, che produce pesticidi allora conosciuta come Makhteshim Agan, per 2,4 miliardi di dollari».

Ricordiamo altre operazioni importanti della Cina in Israele: Baidu, il più grande motore di ricerca cinese, ha investito oltre 3 milioni di dollari in Pixellot, una start-up israeliana che si occupa di video e pare abbia stretto un accordo, sotto forma di fondi e prestiti, con Carmel Ventures, una società di venture capital israeliano.

«Nel mese di novembre Shouguang, sulla pianura costiera della Cina, ha lanciato un progetto per una «Città d'acqua» allo scopo di mostrare le innovazioni israeliane per il riutilizzo e desalinizzazione dell'acqua. Sono attesi i primi contratti da firmare entro la fine di questo anno, e dovrebbe essere operativo entro il 2017», ricorda il Financial Times.

«Siamo grandi inventori e brillanti nello sviluppare le cose», ha raccontato al Ft Todd Dollinger di una società di investimento tecnologico che ha organizzato Agrivest. Ma le nostre capacità di produzione non sono quelle della Cina, e siamo molto lontani dai principali mercati -. Siamo effettivamente un'isola e lavoriamo al meglio in partnership».

Si conferma dunque la tendenza cinese, che cerca mercati per le proprie merci, sviluppa infrastrutture e contemporanee nuove vie della Seta e va in cerca di know how e innovazione, per trovare la quadra ad uno sviluppo economico che oggi più che mai ha bisogno di nuove frontiere e di una capacità ad innovare, che finora è mancata nel sistema produttivo cinese.

@simopieranni

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