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Legge dei due figli in Cina: i limiti e il limbo burocratico

L'abolizione della legge del figlio unico e il permesso per le famiglie di avere due figli, è una decisione del Partito comunista cinese che cambierà le dinamiche demografiche del paese. Molti analisti ritengono in realtà che l'operazione non porterà a quel baby boom sperato per riequilibrare la popolazione cinese, in termini di rapporto giovani/anziani e donne/uomini, né fornirà quella manodopera che sembra necessaria al paese. E contemporaneamente riporta in luce casi burocratici assurdi, di bambini nati di nascosto e cresciuti in una sorta di limbo burocratico.

Secondo gli analisti di Schroders, «La fine della politica del figlio unico in Cina è un annuncio dal grande significato politico, ma che tuttavia ha un effetto immediato limitato. L’impatto negativo di uno dei tentativi di ingegneria sociale più di successo della storia è già assicurato, con un declino del 3% della popolazione in età lavorativa in Cina tra il 2015 e il 2030, secondo le stime delle Nazioni Unite».

Incrementare il tasso di fertilità – viene specificato - «aiuterebbe, ma non vi è certezza sull’efficacia della rimozione della politica di un figlio unico in tal senso. In precedenza, allentamenti di tale politica hanno visto risultati limitati: l’ultimo, nel 2014, ha dato a 11 milioni di coppie la facoltà di avere un secondo figlio, ma solo 1 milione ha fatto domanda. Potrebbe essere che dopo così tanti anni, ci vorrà tempo affinché la politica del figlio unico possa essere invertita».

Già lo scorso luglio, e ancora prima nel 2013, quando erano stati effettuati i primi alleggerimenti della legge, le richieste di un secondo figlio erano state inferiori alle attese, benché anche in questi giorni la stampa ufficiali stigmatizzi la gioia delle coppie per la possibilità di avere due figli.

La verità è che la crescente classe media cinese urbana, ha visto aumentare e non di poco il costo della vita, e non tutti possono permettersi un secondo figlio, visti anche i costi sociali.

Senza dubbio la decisione del governo porterà a qualche cambiamento; per ora ha tirato fuori dall'oblio della storia, le vite di tanti nati in segreto e finiti nel limbo della burocrazia cinese.

Secondo un ricercatore del governo, Wan Haiyuan, sarebbe almeno 6,5 milioni i cinesi che non hanno avuto uno status ufficiale perché nati al di fuori delle regole di pianificazione familiare.

Come racconta il New York Times, «Le regole dicono che i funzionari non possono negare tali bambini i loro permessi di soggiorno e altri documenti ufficiali, ma in pratica i funzionari li negano come un modo di punire le famiglie, o le famiglie evitavano di fare domanda per i permessi per paura di essere multati. Nei decenni precedenti soprattutto, i governi locali sono stati sotto forte pressione per raggiungere gli obiettivi di controllo della popolazione, incoraggiando gli amministratori a ricorrere ad aborti forzati, demolizioni di case e altre misure coercitive per punire le famiglie ribelli».

C'è tutta la Cina e il suo sistema centro – periferia in questa vicenda. I solerti funzionari dovevano assicurare delle «quote» annuali di multe e di nascite ed erano capaci di ricorrere ad ogni tipo di azione, sotterfugio o più spesso violenza, per raggiungere i propri obiettivi.

Al di là della legge, quindi, a fare più male a molti cittadini cinesi è stata la cultura amministrativa e politica instauratasi, fatta di controlli e necessità che la periferia corrispondesse e mostrasse al «centro» risultati tangibili e sempre positivi, nascondendo le avversità e soprattutto le barbarie commesse per raggiungere i risultati voluti.
@simopieranni

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