eastwest challenge banner leaderboard

Liu Xiaobo in libertà vigilata, se «ammette la colpa»

Il New York Times ha pubblicato un articolo relativo a Liu Xiaobo, forse il dissidente cinese più famoso all'estero, arrestato nel 2008 per «sovversione di Stato» e premio Nobel per la pace. Secondo il quotidiano americano Liu Xiaobo potrebbe anche uscire dal carcere prima della fine della pena (è condannato a 11 anni). Ma deve pentirsi.

Il New York Times ha scritto che Liu, «un sostenitore di vecchia data della liberalizzazione politica in Cina, che ha anche avuto un ruolo nel negoziare l'uscita di sicurezza degli studenti di piazza Tiananmen la mattina del 4 giugno 1989, quando l'esercito si mosse per reprimere il movimento, potrebbe diventare eleggibile per la libertà vigilata in meno di due settimane».

L'8 giugno, infatti, secondo il codice penale cinese è esattamente il giorno posto a metà degli 11 anni di carcere che Liu dovrebbe scontare. Secondo la legislazione cinese è il momento in cui la libertà vigilata potrebbe diventare possibile (Liu fu arrestato l'8 dicembre del 2008).

C'è un grandissimo «ma» in tutto questo: questa procedura è possibile, infatti, solo nel caso in cui il detenuto ammetta di essersi pentito. «La libertà vigilata è disponibile solo per i detenuti che mostrano pentimento o riconoscono la loro colpa», hanno detto avvocati cinesi ai giornalisti del Times.

«In Cina , se si ammette la colpa, allora si può applicare la libertà vigilata e si può uscire». Da notare che l'avvocato che avrebbe rilasciato queste dichiarazioni, ha chiesto di rimanere anonimo, dato il clima di grande tensione che si respira nei giorni che precedono l'anniversario, quest'anno il venticinquesimo, di Tiananmen.

«Fate bollire una roccia. Quando la roccia si ammorbidisce, Liu sarà pronto al renzui (l'ammissione di colpa in cinese» ha scritto Perry Link, che è co-curatore di «No Enemies, No Hate», una raccolta di saggi e poesie di Liu Xiaobo, pubblicata nel 2012.

Link ha scritto che Liu, certamente, «vorrebbe uscire di prigione. Ma se ci si chiede se accetterà le condizioni della libertà vigilata - nessuna pubblicazione, nessun discorso pubblico, accompagnamento da guardie in borghese, ecc… La mia ipotesi è che potrebbe accettare le guardie in borghese e vorrebbe parlare con loro da essere umano a essere umano e attaccherebbe tutta la censura esterna che si trova in Cina – gli editori rifiutano i suoi pezzi, i commenti cancellati da Internet, ecc. Ma se le condizioni fossero di proibizione a parlare, scrivere o incontrarsi con gli altri, penso che non ci sia alcuna possibilità che le possa accettare. Penso che preferirebbe la prigione a questa possibilità».

Liu Xiaobo è molto noto in Occidente, meno in Cina; sua moglie è ai domiciliari senza una reale imputazione, e altri familiari hanno sofferto diverse forme di repressione da parte della giustizia cinese. 

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

La voce
dei Lettori

eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città Invia la tua domanda ad eastwest

GUALA