eastwest challenge banner leaderboard

La partita di Xi al Congresso per diventare più potente di Mao

Il 18 ottobre si apre il 19esimo Congresso del partito. Xi è sicuro della conferma per i prossimi cinque anni, ma con l’ascesa dei suoi fedelissimi potrebbe assicurarsi un decennio al potere. E  iscrivere la sua dottrina per sempre nella storia del Paese.

Il Presidente cinese Xi Jinping al BRICS Summit a Xiamen. REUTERS/Fred Dufour/Pool
Il Presidente cinese Xi Jinping al BRICS Summit a Xiamen. REUTERS/Fred Dufour/Pool

La scorsa settimana è arrivata la data: il 18 ottobre si svolgerà il 19° congresso del partito comunista. Si tratta di un appuntamento che ha tenuto impegnati i funzionari cinesi tutto l'anno. Benché sia scontata la conferma per il prossimo quinquennio (2017-2022) di Xi Jinping alla leadership del paese, molte decisioni di natura politica che verranno prese incideranno sul futuro prossimo della Cina.

Solitamente l'anno del Congresso del Pcc, che si svolge ogni cinque anni, vede tutta la dirigenza cinese impegnata nei preparativi: significa movimenti sotterranei, scontri intestini e utilizzo di elementi anche esterni, per determinare quella carambola di avvenimenti capaci di spostare gli equilibri più nascosti nella pancia del partito.

La Cina arriva a questo diciannovesimo congresso con Xi Jinping saldamente al comando: negli ultimi tempi il numero uno ha saputo conquistarsi anche la carica di “nucleo” del partito, assumendo così un'altra importante tacca al suo palmares di conquiste burocratiche.

Il partito appare, almeno all'esterno, completamente nelle sue mani, mentre il paese si affaccia al prossimo quinquennio forte del lancio della “Nuova via della seta” ma con diverse incognite tanto interne quanto internazionali. C'è ancora molta nebulosità, ad esempio, per quanto riguarda le riforme attese (sia a livello finanziario che economico) e la prosecuzione del cambiamento di paradigma del sistema industriale cinese che non appare ancora completato. Anzi, sembra ancora lontana dai desiderata della leadership, specialmente per quanto concerne le aziende di stato; allo stesso modo diverse bolle (edilizia, finanziaria e ultimamente quella legata, pare, ai finanziamenti al settore dell'intelligenza artificiale) continuano ad aleggiare, così come il debito pubblico, sulla sicurezza economica della Cina; a livello internazionale la crisi coreana ha destato e continua a destare più di una preoccupazione a Pechino, così come l'imprevedibilità del nuovo presidente americano, Donald Trump.

Due questioni politiche – in particolare – però saranno al centro dei lavori del 19° congresso, rendendo l'appuntamento non tanto decisivo per il medio termine, quanto per il futuro: si tratterà di sistemare le pedine per il vero e potenziale scontro del prossimo congresso, il ventesimo, nel 2022:

1) La leadership di Xi Jinping: ci sarà un successore o Xi arriverà al terzo mandato?

Xi Jinping sicuramente sarà riconfermato come il numero uno anche per i prossimi cinque anni. L'oggetto in discussione nel congresso non sarà certo la sua riconferma. Piuttosto sarà importante capire chi affiancherà Xi tanto nel Central Committe del Politburo (attualmente composto da sette persone) quanto ne Politburo stesso (solitamente composto da 19 a 25 persone).

I funzionari che verranno nominati in queste posizioni chiave consentiranno di capire due cose: se all'orizzonte c'è o meno un successore di Xi e se – invece, come molti credono – Xi Jinping proverà a forzare le consuetudini del Partito e proporre la propria guida anche nei successivi cinque anni, allungando così il suo termine a 15 anni anziché i canonici 10.

Nel corso di questo 2017 Xi Jinping ha via via eliminato alcuni suoi potenziali rivali, appartenenti a camarille o gruppi di potere ancora agganciati a vecchi leader, in particolare a Hu Jintao o al grande vecchio Jiang Zemin, ponendo al loro posto i suoi uomini più fidati. C'è poi da capire il destino di chi ha raggiunto i limiti di età e potrebbe andare in pensione. Uno di questi, il potente Wang Qishan, il deus ex machina della campagna anticorruzione voluta da Xi, dovrebbe invece ottenere una sorta di promozione, sganciandosi dunque dalle regole solitamente applicate a chi ha superato una certa età. Anzi, i rumors lo danno come futuro numero due e quindi potenziale sostituto di Li Keqiang al ruolo di premier.

Tra i possibili outsider, perché appartenenti al gruppo di potere che fa riferimento all'ex presidente Hu Jintao, c'è sicuramente Hu Chunhua, attuale segretario del partito del Guangdong, chiamato “piccolo Hu” proprio per i suoi contatti con l'ex presidente Hu Jintao.

Hu Chunhua ha rappresentato negli anni scorsi l'esempio di quanto i cinesi chiamano meritocrazia, spesso contrapposta alle scelte “elettorali” delle democrazie occidentali.

Nato nel 1963, di origini povere: la sua storia dice che per pagarsi gli studi avrebbe lavorato come carpentiere. Poi una volta entrato nel Partito avrebbe scelto volontariamente di andare in Tibet cominciando la sua scalata all'interno della Lega dei Giovani comunisti, feudo di Hu Jintao che all'epoca era segretario del Partito proprio in Tibet. Dopo il Tibet, la Mongolia: lì, come il suo padrino in Tibet, si distingue per determinazione e la capacità di evitare problematiche al “mantenimento della stabilità”, il mantra della dirigenza centrale. Oggi è segretario del Guangdong, regione fondamentale per le esportazioni cinesi e potrebbe entrare nel Central Committee, sempre che Xi non decida si non averlo, come tanti altri, tra i piedi.

2) La teoria politica di Xi Jinping sarà inserita nella Carta costituzionale del Partito alla stregua di quella di Mao e Deng Xiaoping?

Questo è un aspetto che può apparire di poco interesse per un occidentale, ma per la Cina ha grande rilevanza. Se, come ci si aspetta, “i nuovi principi di governo di Xi Jinping” (o “la teoria dei 4 comprensivi”) dovessero essere inseriti nella carta costituzionale del partito con tanto di nome di Xi e come “teoria guida” del partito, significherebbe che l'attuale numero uno cinese ascenderebbe nell'Olimpo dei grandissimi in Cina, fissando la sua opera nella storia del paese per sempre. Inoltre sarebbe la prova del fatto che Xi ha raccolto su di sé tanto potere quanto neanche Mao Zedong era stato in grado di fare.

A questo riguardo va specificato che nella Carta del partito sono presenti anche altri concetti, come ad esempio la “teoria delle tre rappresentatività” di Jiang Zemin o lo “sviluppo scientifico del socialismo” di Hu Jintao. Ma si tratta di principi che sono stati inseriti nella Carta senza i nomi dei loro “creatori” indicando così uno status inferiore a Mao e Deng ed eventualmente allo stesso Xi.

Per quanto riguarda Xi, inoltre, c'è un ulteriore aspetto rilevante. Come ha scritto il sito TriviumChina, “Con l'eccezione di Mao, i leader precedenti avevano visto le loro teorie inserite nella costituzione del partito solo dopo aver abbandonato le proprie cariche. La teoria dello sviluppo scientifico di Hu Jintao, ad esempio, è stata introdotta nella Costituzione del partito come un concetto importante solo al termine del suo primo mandato, ma non è stato riconosciuto a livello di teoria guida prima della fine del suo mandato. Se il pensiero di Xi fosse riconosciuto come una teoria guida nella costituzione quest'anno, Xi diventerebbe un leader più potente perfino di Mao”.

A questo proposito è interessante effettuare un excursus proprio basato su Hu Jintao e l'inserimento del suo “sviluppo scientifico del socialismo” nella Carta durante il congresso del 2007. Anche quell'incontro era un appuntamento intermedio, a metà del mandato da numero uno di Hu.

La debolezza della sua leadership emerse proprio da questo riferimento: venne inserito il principio di Hu ma senza il nome e fu fumata nera per la “società armoniosa”, altro tema fondamentale per la leadership targata Hu Jintao.

L'ex presidente – inoltre- come scrisse Marina Miranda su “Mondo Cinese”, scivolò anche in un altro tentativo, fallendo “la designazione di Li Keqiang come jiebanren” ovvero come successore. All'epoca però, “un trionfo su tutta la linea sarebbe stato nello stile di un leader autocratico, molto simile al modello dei suoi predecessori, Mao Zedong e Deng Xiaoping; al contrario abbiamo visto come il modello dello scontro politico in Cina sia mutato e non sia più rappresentabile come un gioco a somma zero”.

Era il 2007: la guida del partito era considerata collegiale, Hu Jintao nella sua capacità di mediare assolse a pieno a quello scopo, rinunciando a riconoscimenti di natura “storica”.

Non proprio l'approccio dell'attuale numero uno Xi Jinping.

@simopieranni

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

banner fest sidebarbanner fest unicredit

La voce
dei Lettori

eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città Invia la tua domanda ad eastwest

GUALA