Nuovo lancio di Pyongyang, mentre Seul fa un favore alla Cina e sospende il Thaad

Stamattina la Corea del Nord avrebbe effettuato un nuovo lancio di missili; la notizia arriva poche ore dopo la decisione del neo presidente sud coreano Moon Jae-in di bloccare lo sviluppo del Thaad, in quello che viene letto come un messaggio conciliante verso Pechino (e verso Pyongyang) che aveva criticato aspramente l'installazione del sistema di difesa, voluto da Trump mentre a Seul non si erano ancora svolte le elezioni presidenziali, a seguito dell'impeachment di Park.

Secondo i sudcoreani, nella nostra notte di ieri, una raffica di missili sarebbero partiti dalla città nord coreana di Wonsan: i missili avrebbero volato per circa 200 chilometri in direzione del Mar del Giappone. Si tratta del quarto lancio in un mese e del decimo nel 2017. «La Corea del Nord ha sparato molteplici razzi che sembrano missili da crociera terra-acqua a corto raggio», ha reso noto il Comando militare centrale di Seul.

Il nuovo lancio è avvenuto a meno di una settimana dal via libera del Consiglio di sicurezza dell'Onu a nuove sanzioni contro Pyongyang e a meno di un mese dall'insediamento del nuovo presidente sudcoreano, Moon Jae-in, leader del partito democratico pronto a fare la pace con la Corea del Nord. E proprio Moon avrebbe richiesto un incontro del Consiglio di sicurezza dell'Onu a seguito del nuovo test nord coreano.

Il Giappone ha condannato i test con il ministro degli Esteri, Fumio Kishida, che ha definito «imperdonabile» l'ultima provocazione di Pyongyang. Secondo i primi rilevamenti giapponesi, i missili non dovrebbero essere caduti in acque che appartengono alla zona economica esclusiva di Tokyo.

Questo test arriva ore dopo la decisione di Seul di bloccare, per almeno un anno, il sistema anti missilistico Thaad. L'occasione è stata data dall'arrivo di quattro nuovi missili intercettatori, la cui installazione è stata bloccata, unitamente alla richiesta di un generale ripensamento del sistema da parte del nuovo governo coreano.

Secondo Seul, come annunciato da Moon in campagna elettorale, il governo nazionale deve valutare tutte le conseguenze e l'effettiva funzione di difesa del sistema, come richiesto dalle migliaia di persone che hanno protestato contro l'installazione: il tempo che secondo Seul è necessario per comprendere questi elementi sarebbe di un anno.

Secondo Foreign Policy si tratta di un gesto dal duplice messaggio: in primo luogo è rivolto alla Cina e si tratta di un segnale di apertura notevole nei confronti di Pechino che aveva posto l'annullamento del dispiegamento del Thaad come mossa per pacificare la regione e portare a miti consigli Kim Jong-un. In secondo luogo è un messaggio rivolto all'amministrazione Trump e al suo modo «muscolare» di gestire la tensione coreana, rispetto alla quale il neo presidente coreano ha un approccio più dialogante che belligerante, nonostante i recenti test missilistici di Pyongyang.

Secondo alcuni analisti Moon e il suo entourage, oltre a trovarsi di fronte a decisioni prese dal precedente governo, finito in una trafila di scandali che hanno portato all'arresto dell'ex presidente Park, a seguito del suo impeachment, non sarebbero stati – inoltre – avvisati dell'arrivo di altri quattro missili.

Durante la sua recente visita negli Stati Uniti Moon aveva spiegato che la sua volontà a procedere su verifiche circa l'effettiva attività di difesa e sull'impatto ambientale del Thaad non avrebbero leso le relazioni tra Corea del Sud e Usa.

È chiaro però che questa decisione fa piacere soprattutto a Pechino (che secondo un rapporto del Pentagono, dopo Gibuti, starebbe per creare una base militare anche in Pakistan, sempre con la funzione di «difesa» dei corridoi fondamentali per la via della Seta) che nei mesi scorsi aveva criticato la decisione Usa, sottolineando come il Thaad fosse di fatto un impedimento alla possibilità di portare Kim Jong-un a un tavolo negoziale.

Ora con la scelta di Moon, però, per Pechino si impone un'accelerata nelle trattative e nella risoluzione della crisi coreana. A questo punto la Cina deve trovare il modo di costringere Kim a non provocare e accettare un incontro con le altre parti affinché si possa cominciare a ragionare sulla denuclearizzazione della penisola coreana.

@simopieranni

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