Obama "insipido" e l'incontro con Xi Jinping

Tra una settimana Obama e Xi Jinping si incontreranno, nel tentativo, secondo i media cinesi, di ripristinare delle relazioni amichevoli. Sul nuovo vertice, pesano però le recenti elezioni midterm americane che hanno pesantemente sconfitto l'attuale presidente americano. Nel frattempo la stampa cinese ha definito Obama, “insipido”. 

Partiamo dall'inizio: Obama è sempre stato accusato dai repubblicani di avere una politica estera debole. Questo atteggiamento potrebbe coincidere con l'emergere – ormai – di un mondo multipolare, in cui potenze regionali minano la supremazia americana, realizzatasi e concretizzatasi dalla fine della guerra fredda in poi. E sono in molti ormai – per quanto il nazionalismo repubblicano spinga per tornare al periodo imperiale - a vedere gli Stati uniti in lenta decadenza. Obama, per i suoi sostenitori, avrebbe capito il mondo contemporaneo, scegliendo di tenere un atteggiamento moderato, scovando - quando possibile - alleanze allargate (e un po' con chiunque, bisogna aggiungere). 


A questa supposta “prudenza” in alcune aree del mondo, ha corrisposto una straordinaria attività in Asia, con lo scopo di contrastare l'emergere della Cina: accordi militari e un trattato commerciale che dovrebbe tagliare fuori proprio Pechino. Il “pivot to Asia” ha rischiato di creare parecchie crisi nel Pacifico, ma può essere considerato il fulcro della politica estera di Obama. O almeno, quella in cui le idee sembravano più chiare. E ora, dopo la batosta elettorale e l'attenzione che probabilmente tornerà all'Iraq, la Cina potrà preoccuparsi meno di Washington; ed è probabile si possa assistere al progressivo riarmo dei paesi alleati degli Usa, che penseranno sempre più di dover fare da soli.

Secondo quanto riportato dai media internazionali, il Segretario di Stato americano John Kerry ha detto che gli Stati uniti e la Cina devono lavorare insieme per affrontare la minaccia dei cambiamenti climatici e altre sfide, sottolineando il potenziale per la cooperazione dei due Paesi piuttosto che la competizione.

Kerry ha detto che gli Stati Uniti sapevano "chiaramente che gli Stati uniti e la Cina sono paesi notevolmente diversi", aggiungendo che “è essenziale per le due nazioni collaborare”.

Cui Tiankai, ambasciatore della Cina a Washington, ha fatto eco a queste osservazioni: "Non possiamo permettere che i problemi e le differenze esistenti tra i due paesi danneggino l'intero rapporto bilaterale", secondo quanto riportato dalla Xinhua.

Uno degli scopi principali dell’incontro tra i due leader per una giornata intera, ha detto Richard Bush, direttore del Centro per gli studi di politica del nord-est asiatico presso la Brookings Institution, è stato quello di costruire relazioni personali, che saranno una base importante per affrontare i problemi attuali e futuri e rafforzare la cooperazione. "E' molto difficile, visti i loro impegni e le differenze di orario, organizzare una cosa del genere, quindi questa è un'occasione, nonostante tutto quello che è successo negli ultimi 18 mesi, per ripristinare alcuni di quei legami bilaterali", ha spiegato al South China Morning Post.

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