Pechino dice sì alla registrazione di 38 marchi di Trump in Cina

Mentre era in campagna elettorale e tuonava contro la Cina, accusata di dumping, di togliere lavoro agli americani e tutta un'altra serie di amenità, Donald Trump chiedeva alle autorità cinesi l'approvazione per registrare il marchio di 38 attività commerciali circa. E ieri da Pechino sono arrivati i primi «sì».

Come riportato dalle agenzie di stampa cinesi, ieri le autorità cinesi hanno dato l'approvazione preliminare a trentotto richieste per registrare il «marchio Trump» legato ad altrettante nuove attività.

Si tratta di hotel, spa, servizi e centri massaggi. Secondo l'Independent tra i marchi ci sarebbero anche servizi di escort e concierge. Al contrario di tutta la campagna elettorale e delle prime avvisaglie diplomatiche, dunque, Donald Trump non ha smesso di difendere i propri interessi. E proprio mentre la Cina sembra prepararsi alle possibilità di una guerra commerciale, le autorità cinesi hanno finito per accettare – almeno in prima istanza – le richieste del neo presidente americano.

Naturalmente ci si chiede se questo intreccio economico e commerciale potrà finire per pesare nelle relazioni tra i due paesi sottoposte in questi giorni alla tensione della crisi coreana e in procinto di un incontro, sabato 18 marzo, a Pechino tra il segretario di stato Usa Rex Tillerson e le autorità del partito comunista cinese.

L'avvocata di Trump in Cina all'Independent ha fatto sapere di considerare normale la procedura: non ci sarebbe alcun trattamento di favore nei confronti delle attività economiche del presidente americano.

Per quanto riguarda i brand «trumpisti», l'Ufficio per i Marchi Registrati cinese ha dato la possibilità al presidente degli Stati Uniti di far crescere il proprio brand in Cina.

A questo proposito i legali del neo presidente americano avevano fatto richiesta già nell'aprile del 2016, in piena campagna elettorale. L'approvazione preliminare da parte del China's Trademark Office, è arrivata il 27 febbraio scorso. Se non ci saranno obiezioni entro novanta giorni, i marchi saranno formalmente registrati.

Negli Stati Uniti c'è stata l'obiezione, a questa notizia, da parte di alcuni avvocati, che hanno sollevato obiezioni di carattere etico riguardo la possibilità che Trump possa usufruire di trattamenti privilegiati per il fatto che ricopre la carica di presidente degli Stati Uniti. Il fatto costituisce sicuramente un potenziale conflitto di interessi: Trump già nel mirino delle associazioni di avvocati per il Muslim Ban, potrebbe avere altri problemi legati alle sue attività in Cina.

La State Administration of Industry and Commerce cinese che supervisiona i marchi registrati non ha fatto commenti al riguardo.

La registrazione dei marchi a proprio nome è pratica comune in Cina: si tratta di una sorta di «salvataggio» del proprio brand, affinché altri non possano utilizzarne il nome. Come riportato dall'Agi, «solo pochi mesi fa, a dicembre scorso l'ex campione di basket statunitense Michael Jordan aveva vinto una causa contro l'utilizzo del suo nome traslitterato in cinese da parte di un'azienda che produce capi di abbigliamento sportivo, la Qiaodan, che in cinese suona come il nome Jordan».

Il marchio legato al nome del presidente degli Stati Uniti e' gestito dalla Trump Organization guidata dai due figli maggiori di Trump, Donald junior ed Eric, che ha continuato a espandere il nome di famiglia, in Canada e a Dubai, dopo l'elezione di Trump alla guida degli Stati Uniti.

@simopieranni

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