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Pista uighura per l'incidente sulla Tiananmen

Lo strano incidente accaduto ieri in piazza Tiananmen a Pechino rimane ancora oggi misterioso, ma pare che la polizia locale stia cercando due uighuri, appartenenti all'etnia dello Xinjiang, regione a maggioranza musulmana e da sempre spina nel fianco del governo pechinese, a causa delle sue spinte separatiste.

 

Significherebbe dunque che le autorità ritengono l'incidente, sia in realtà un attentato terroristico, in uno dei luoghi simbolo della capitale e del paese.

I fatti sono questi: ieri una macchina si è lanciata contro l'ingresso della Città Proibita a Tiananmen, provocando cinque morti, (tre delle vittime erano all'interno del veicolo) e trentotto feriti. L'unica vittima di cui si conosce l'identità è un turista filippino.

L'ipotesi dell'incidente automobilistico ha poco senso, poiché lo scontro è avvenuto su un rettilineo, di chilometri; circostanza che rende davvero difficile immaginare uno sbandamento casuale dell'auto, una Jeep 4x4 che si sarebbe lanciata contro la folla di turisti pronti a entrare a visitare la Città Proibita.

I media di stato parlano ancora di incidente, ma sembra che i sospetti si stiano concentrando sul separatismo uighuro. Ieri subito dopo lo scontro sul web la censura nazionale ha tentato di bloccare il fluire di foto, video e supposizioni: tibetani, uighuri, Falun Gong, pista interna; tante le supposizioni a dimostrazione della varietà e numerosità dei potenziali nemici di Pechino.

Oggi secondo Reuters e Global Times il cerchio si starebbe stringendo: la polizia cerca due uighuri, corrispondenti al nome di Youssef Ashanti e Youssef Oumarniaz abitanti della regione del nord ovest cinese dello Xinjiang, regione a maggioranza musulmana e da sempre pervasa da sentimenti indipendentisti; i due sarebbero considerati i responsabili - o quantomeno collegati - all'esplosione di ieri.

Si tratterebbe dunque di un attentato che arriva al cuore della Cina: quella piazza Tiananmen considerato luogo espugnabile; nel 2009 proprio alcuni uighuri tentarono di avvicinarsi alla piazza per darsi fuoco, ma vennero fermati nei pressi della Wangfujing, la via dello shopping pechinese, a poche centinaia di metri dal loro obiettivo.

E proprio in Xinjiang – regione ormai colonizzata da Pechino attraverso l'invio di milioni di han che hanno finito per cambiare completamente i luoghi storici dell'islam cinese – da tempo è in corso una guerra a bassa intensità fatta di attentati e scontri tra polizia e xinjianesi. La Cina da tempo spinge per un riconoscimento internazionale del separatismo uighuro come «terrorismo»: se verrà confermata la pista uighura, per lo Xinjiang si preannunciano tempi di nuova repressione e controlli a tappeto nella regione.

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