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Moon e Xi scacciano lo spettro della guerra in Corea

Il presidente sud coreano va a Pechino in cerca di pace e affari. E con Xi Jinping s’impegnano affinché in Corea non vi siano “mai più guerre”. Ma il clima di cordialità è stato turbato da un incidente. E la distensione durerà poco se Seul non rinuncerà ai sistemi antimissili Usa

Stretta di mano tra il presidente della Corea del Sud Moon Jae-in e il premier cinese Xi Jingping. REUTERS/Nicolas Asfouri/Pool
REUTERS/Nicolas Asfouri/Pool

Mai più una guerra nella penisola coreana: Cina e Corea del Sud attraverso i loro attuali numeri uno hanno concordato sul fatto che nella penisola coreana non debbano esserci più guerre e che la denuclearizzazione debba essere raggiunta con il dialogo e i negoziati. Lo hanno specificato i presidenti Xi Jinping e Moon Jae-in nel summit avuto giovedì 14 dicembre a Pechino dopo le aspre tensioni dei mesi scorsi per lo spiegamento al sud dei sistemi antimissile americani Thaad come deterrenza verso il nord. «Il miglioramento dei rapporti tra sud e nord» hanno detto, «aiuterà il percorso sull'abbandono delle ambizioni atomiche di Pyongyang».

Questo summit tra Moon e Xi (il terzo da quando Moon si è insediato alla Casa blu) è stato anticipato da segni di natura diversa: nei giorni scorsi il segretario di stato americano Rex Tillerson aveva aperto al dialogo «senza precondizioni» con la Corea del Nord. Lo stesso aveva fatto Pechino, mentre Mosca faceva sapere di avere inviato una delegazione in Corea del Nord. Insomma, l'impressione è che l'incontro tra Xi e Moon sia arrivato proprio a sigillare un momento propizio verso un tentativo di soluzione pacifica a fronte del montare della tensione nell'ultimo anno nella penisola coreana.

Il dialogo tra Moon e Xi, però, è stato anche anticipato da momenti di tensione tra i due Paesi: due giornalisti sudcoreani, parte della delegazione della stampa sudcoreana a Pechino per il vertice, sono stati aggrediti e malmenati dal personale di sicurezza cinese durante un evento a Pechino, prima del vertice tra i capi di Stato dei due Paesi.

Secondo una testimonianza di un addetto stampa della presidenza sudcoreana, come poi riportato dalla stampa di Seul, 15 agenti di sicurezza cinesi si sarebbero scagliati contro un fotoreporter sudcoreano gettandolo a terra e malmenandolo; un secondo giornalista, intervenuto in difesa del primo, sarebbe stato colpito a sua volta da calci e pugni. L'incidente ha avuto luogo al Centro convegni di Pechino che ospita la Fiera del commercio bilaterale, cui partecipano 200 aziende sudcoreane e 500 potenziali acquirenti cinesi. Stando alle testimonianze raccolte dall'agenzia di stampa sudcoreana Yonhap, gli agenti della sicurezza cinese avrebbero sbarrato la strada a 14 giornalisti, impedendo loro di seguire il presidente Moon.

Il ministro degli Esteri sudcoreano ha riferito che ai due giornalisti è stata prestata assistenza medica immediata; il ministero ha espresso rincrescimento per quanto accaduto e ha chiesto alle autorità cinesi una indagine approfondita sulle dinamiche dell'incidente e delle scuse formali.

Come detto, Moon Jae-in a Pechino aveva anche importanti questioni economiche. Visto l'ultimo periodo di grande diffidenza reciproca il presidente sud coreano si è portato in Cina oltre 260 dirigenti dei maggiori conglomerati industriali sudcoreani. La delegazione include, tra gli altri, il presidente di SK Group, Chey Tae-won; il presidente di Hanwha Group, Kim Seung-youn; il vicepresidente di LG Group, Koo Bon-joon; il vicepresidente di Hyundai Motor, Chung Eui-sun; e il vicepresidente di Samsung Electronics, Yoon Boo-keun. Nonostante le sanzioni e le restrizioni imposte alle aziende sudcoreane dalla Cina nei mesi scorsi, a novembre le esportazioni sudcoreane in Cina hanno segnato il volume record di 14 miliardi di dollari, un aumento del 20,5 per cento rispetto allo scorso anno, grazie soprattutto a semiconduttori, macchinari e prodotti petroliferi, oltre a cosmetica e farmaceutica.

Tutto è parso andare per il meglio: il presidente cinese Xi Jinping ha ricordato che solidi rapporti tra Pechino e Seul avranno benefici diretti per entrambi i Paesi, auspicando un'ulteriore sviluppo della partnership. L'agenzia Yonhap ha riferito che i due leader hanno raggiunto un accordo su quattro principi di base negli sforzi per trattare con la Corea del Nord le sue ambizioni nucleari, compreso quello della «inammissibilità» di una nuova guerra nella penisola coreana.

Tutta da verificare però la disponibilità da parte coreana di rinunciare al Thaad, vero oggetto dei mal di pancia di Pechino nei confronti di Seul.

@simopieranni

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