La doppia faccia della Cina sul test missilistico coreano

Mentre Trump e Abe discutevano di sicurezza, con il primo a confermare il sostegno al secondo, la Corea del Nord provvedeva al proprio test missilistico. Dura la condanna di Pechino: “i test coreani violano la risoluzione del consiglio di sicurezza Onu”.

Un'immagine del test missilistico Pukguksong-2 voluto dal leader nordcoreano Kim Jong Un. Foto non datata rilasciata dal coreano Central News Agency della Corea del Nord (Kcna) a Pyongyang il 13 febbraio 2017. Kcna / Handout su Reuters
Un'immagine del test missilistico Pukguksong-2 voluto dal leader nordcoreano Kim Jong Un. Foto non datata rilasciata dal coreano Central News Agency della Corea del Nord (Kcna) a Pyongyang il 13 febbraio 2017. Kcna / Handout su Reuters

Stando alle fonti coreane, il test di Pyongyang avrebbe avuto un esito positivo: si sarebbe trattato di un nuovo vettore di superficie da medio a lungo raggio, il Pukguksong-2. Al lancio avrebbe assistito naturalmente Kim Jong-un. La nuova “arma strategica in stile coreano", anzi, sarebbe stata sviluppata proprio sotto le dirette istruzioni del leader, sulla base del “successo” registrato dal missile sottomarino sperimentato ad agosto.

Come già in occasione di recenti escandescenze provenienti dalla Corea del Nord, la Cina ha dichiarato fastidio. Pechino ha specificato di opporsi ai test balistici e nucleari della Corea del Nord che "violano le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza Onu", ma invita tutte le parti coinvolte a "esercitare moderazione" e a "evitare provocazioni reciproche" al fine di tutelare pace e stabilità nella penisola coreana.

Questo il succo del commento del portavoce del ministero degli Esteri Geng Shuang, sul lancio del missile a media gittata fatto da Pyongyang, il primo dall'insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca.

Il test nord coreano viene generalmente visto dagli analisti sud-coreani come una “prova di forza” nei confronti degli Stati Uniti guidati da Donald Trump, che in quelle ore era a colloquio con il primo ministro giapponese, Shinzo Abe.

All'opposizione ufficiale del governo cinese, si è contrapposto un editoriale del Global Times, quotidiano in lingua inglese, dai toni più conciliatori. Il Global Times, organo ufficiale del Partito comunista cinese, solitamente ha proprio questa funzione di compensazione. Quando i dirigenti cinesi usano la calma, il Global Times sprizza odio e toni da guerra atomica, quando il Partito ha una posizione netta e determinata, come in questo caso, il Global times prova a essere distensivo.

Questo accade perché fa riferimento a un pubblico nazionalista che in questo caso, probabilmente, non vede in modo negativo un “avvertimento” coreano a Trump.

Per il Global Times la minaccia militare che la Corea del Nord sta affrontando oggi “sembra molto reale” e Pyongyang “sta resistendo alle sanzioni più dure dalla fine della Guerra Fredda”. Dopo enormi sacrifici, continua il giornale pubblicato dal Quotidiano del Popolo, “Pyongyang non ha altro che le sue immature tecnologie missilistiche e nucleari: potrebbe non accettare più un accordo per scambiare le armi nucleari con la sicurezza: vuole di più”.

Alla Cina da tempo è richiesto - da Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone - di esercitare pressioni sulla Corea del Nord per convincerla ad abbandonare il suo programma nucleare, ma la realtà, continua il Global Times, “è che ci stiamo occupando di una questione secondaria e non della causa principale. Il rischio, per il giornale cinese, è quello di perdersi in una “battaglia assurda” se gli Stati Uniti si concentreranno solo sul programma nucleare di Pyongyang e non sulle preoccupazioni della Corea del Nord.

@simopieranni

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