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Lo scetticismo della stampa in Cina sulla presunta moderazione degli Stati Uniti

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Nessun conflitto e confronto, rispetto reciproco e cooperazione «win-win»: sono le nuove linee guida necessarie, secondo Pechino, per la nuova relazione che si deve instaurare tra Cina e Stati Uniti. Arrivano, via stampa nazionale, dopo l'incontro di Tillerson a Pechino, preparatorio del prossimo meeting tra Trump e Xi Jinping ad aprile.

Rex Tillerson con Xi Jinping.
Rex Tillerson con Xi Jinping.

Dopo le avvisaglie in Corea, durante le quali Tillerson aveva minacciato esplicitamente la Corea del Nord e criticato implicitamente la Cina, il segretario di stato giunto a Pechino ha usato toni decisamente più pacati.

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A Pechino non è sfuggito questo registro anomalo, non conseguente non solo al viaggio asiatico di Tillerson ma anche ai tweet di Donald Trump. In questo momento la stampa cinese si chiede dunque se questa placida attività di Tillersion sia la norma attuale dell'amministrazione Trump o non lascia invece presagire una possibile impennata dei toni.

Le distanze infatti rimangono, almeno sulla carta, tante tra i due paesi. E l'aspetto commerciale, la minaccia di dazi, fortemente collegata alla politica interna di Donald Trump, è quello che preoccupa di più Pechino.

Meno traumatici sembrerebbero le pressioni che, invece, a microfoni spenti Tillerson avrebbe fatto sulla dirigenza comunista in relazione alla questione nord coreana. È presumibile che la Cina stessa stia cercando una soluzione condivisa, benché Pechino sembri mettere sempre sul piatto anche la fine della collaborazione militare tra Seul e Washington.

Il Global Times, quotidiano nazionalista dove spesso vengono ospitate posizioni molto intransigenti, ha infatti richiamato tutti alla realtà: la «nuova relazione tra grandi potenze» - un'espressione che dopo essere tornata in auge nel 2013 sembrava essere stata dimenticata da dirigenza e stampa nazionale – è indubbiamente un rischio per gli Stati uniti: quando si parla di reciproco rispetto in una situazione come quella asiatica, è chiaro che la Cina ha in mente qualcosa di poco piacevole per Washington.

In un certo modo il Global Times pare perfino rimbrottare i toni – generali – positivi che sono seguiti alla visita di Tillerson. Se gli Stati uniti sono ambigui, verrebbe da riassumere così la posizione del Global Times, la Cina deve essere precisa nella sua posizione internazionale.

Sicuramente i due paesi, le due dirigenze, si stanno ancora studiando e Trump ha voluto assicurarsi delle premesse positive all'incontro di aprile.

Dalla Cina ci si aspettava forse qualcosa di più; dopo il discorso di Davos di Xi Jinping e l'unanime consenso riscosso da Pechino, specie in contro tendenza rispetto agli Usa di Trump, la Cina è sembrata tornare alla consueta politica estera molto attendista e sorniona.
Oppure anche Xi Jinping aveva bisogno di un viatico tranquillo all'incontro in Florida, dove sicuramente la posta in palio tra le due potenze diverrrà molto più evidente e pratica. E alle due amministrazione toccherà trovare un compromesso per forza, ma non è detto che debba essere «win-win».

E non a caso ieri Li Keqiang, il premier, si è espresso in modo molto netto sulle sorti europee, con un particolare commento riguardo le recenti elezioni in Olanda.

Il primo ministro cinese ha inviato un messaggio di congratulazioni al primo ministro olandese, Mark Rutte, per la vittoria elettorale: «La Cina stima la scelta del popolo olandese e continuerà a sostenere il processo di integrazione europea e gli sforzi dell'Ue di raggiungere unità, stabilità e prosperità». Oltre alle congratulazioni, Li ha sottolineato che la Cina vuole rafforzare i rapporti bilaterali con i Paesi Bassi.

A Pechino insomma, non è sfuggito il valore delle elezioni olandesi di settimana scorsa, che «sono state ampiamente viste come un barometro dell'influenza del populismo e del nazionalismo in Europa».

@simopieranni

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