Scontro nel Pacifico, una settimana dopo

Flotte aeree cinesi starebbero presidiando la zona di identificazione di difesa aerea stabilita da Pechino una settimana fa, mentre la Cina avrebbe notificato anche ai voli commerciali statunitensi di avvisare in caso di percorrenza della zona istituita da Pechino. Rimane dunque tesa la situazione nel mar cinese orientale e nel pacifico, a seguito della decisione di Pechino di istituire una zona di difesa aerea nei pressi delle isole contese con il Giappone. La novità di giornata è la decisione americana di avvisare, rispettando la richiesta cinese, in caso di voli commerciali.

 

Dopo i bombardieri americani B52 è toccato a flotte aeree giapponesi e sudcoreani sfidare Pechino e percorrere la zona su cui la Cina ha rivendicato la sovranità. La mossa cinese, la cui area combacia con la la zona di difesa giapponese istituita nel 1969, è soprattutto una risposta alla presenza americana nel Pacifico: attraverso le sue basi militari e accordi commerciali con i paesi dell'area, da tempo Obama ha lanciato la strategia di accerchiamento proprio della Cina in Asia.

E dagli Stati Uniti arriva un segnale distensivo: «Il governo degli Stati Uniti - è stato specificato da Dipartimento di Stato in un comunicato -si aspetta che i vettori statunitensi che operano a livello internazionale si atterrano ai requisiti richiesti da paesi stranieri», aggiungendo che questa decisione non implicherebbe «l'accettazione del governo degli Stati Uniti dei requisiti della Cina».

L'interpretazione di questa decisione è stata commentata dalla stampa americana e interpretata in questo modo: «Mentre gli Stati Uniti – ha scritto il New York Times - hanno continuato a sfidare la Cina con l'invio di aerei militari nella zona senza preavviso, i funzionari dell'amministrazione hanno detto di aver preso la decisione di sollecitare gli aerei civili ad aderire alle nuove regole di Pechino in parte perché preoccupati per un confronto intenzionale». In pratica: gli Usa rifiutano la dichiarazione unilaterale della Cina «di controllo dello spazio aereo su una vasta area del Mar Cinese orientale», ma la decisione di far rispettare alle compagnie aeree la richiesta cinese «potrebbe essere interpretato nella regione come una concessione nella battaglia di volontà con la Cina».

Sembra dunque profilarsi uno stallo, di concessione in concessione, che presumibilmente sarà l'oggetto del viaggio a inizio dicembre, del vice presidente Biden in Asia (Corea, Giappone e Cina). L'amministrazione Obama in Asia sembra giocarsi tutto: credibilità interna (dopo quella che da molti è stata letta come la «concessione iraniana») e credibilità in Asia, dove gli alleati hanno letto come segnali di debolezza la politica Usa in Siria e non solo e dove Obama deve riconquistare la fiducia di quei paesi che temono l'eccessivo sfoggio di muscoli cinese.

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