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Shortstories #1 Cha bu duo

Pechino: un idraulico comincia a inserire al posto del tubo sotto il lavandino, un pezzo di plastica piuttosto raffazzonato. E soprattutto è più stretto, non reggerà mai l'urto dell'acqua. Farlo notare all'idraulico comporta qualche minuto di discussione. Finché non gli viene specificato: «è troppo piccolo». Lui si volta, sembra pensare a una risposta, forse ragiona su dove potrebbe trovare un tubo più grande. Invece risponde: «cha bu duo».

Ci sono delle espressioni cinesi che ciclicamente, specie tra gli stranieri, vengono registrate più di altre. Al di là dei neologismi o dei giochi di parole che diventano noti e famosi sul web, alcune espressioni orali, finiscono per entrare nell'ambito delle conversazioni tra laowai (stranieri) per vari motivi. Forse perché anche i cinesi hanno una momento in cui le utilizzano di più nel corso delle conversazioni, o forse perché anche chi sa bene la lingua, apprende nuovi modi di dire, via via, nel tempo, e le trasferisce ai propri conoscenti. Nel frattempo quelle parole finiscono poi per creare dei significati ulteriori, delle connotazioni che vanno al di là della mera traduzione letterale.

E' il caso dell'espressione 差不多 cha bu duo. Può significare quasi, più o menoci siamo vicini e dice molto di più sui cinesi di tanti libri o trattati. Sul dizionario inglese/cinese cha bu duo viene tradotto come: almost / nearly / more or less / about the same / good enough / not bad.

Ma allora quando lo usano i cinesi? Praticamente sempre, specie quando si trovano in difficoltà a consegnare un'informazione che – in forma molto teorica, dal loro punto di vista – dovrebbe essere precisa. L'espressione racconta la praticità dei cinesi, nonché quel livello di semi cialtronaggine di cui ci si innamora abbastanza in fretta, perché sintomo di una capacità di adattamento, di una risposta sempre pronta, di una semplicità di ragionare su alcuni aspetti (spesso secondari, vedi il tubo dell'acqua, dal loro punto di vista) che molti stranieri invidiano ai cinesi.

Ci sono anche delle applicazioni immaginifiche di questi significati che trascendono la traduzione letterale. Ovvero, alcuni giorni fa con alcune persone che hanno vissuto a lungo in Cina, si stava parlando della storia, incredibile, dell'aereo malese scomparso nel nulla. Senza ridicolizzare la sofferenza dei parenti dei passeggeri, si rifletteva però sull'ipotesi, paventata nell'immediatezza della sparizione, che potesse essere stato dirottato da cinesi. Benché uighuri, ci sembrava piuttosto strano. Immaginarsi cinesi che prendono il controllo dell'aereo, dovendo quindi schiacciare con precisione pulsanti, controllare, rotte, luci, appariva molto strano.

Immaginiamoci il dialogo: «Dove devo schiacciare?», chiede uno. «Guarda lì, il tasto, quello verde». «Ok». «OK cosa? Hai schiacciato quello rosso!».

Ed ecco, perentorio: «Cha bu duo». Ovvero: «vabbè, più o meno è uguale».

Perché il cha bu duo viene utilizzato esattamente in frangenti di questo genere. Quando ad una richiesta di precisione, si nicchia, salvo concludere: vabbè è la stessa cosa. Non lo è naturalmente e il cha bu duo presuppone la piena coscienza, che la risposta sia incompleta. Infatti spesso è seguita da uno sguardo che volge altrove, o un cambio rapido di discorso.

E quel che è peggio è che alla fine, si concorda.

Ad esempio, nella foto di questo articolo, c'è Parigi.

Cha bu duo.

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