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Single day in Cina, contraffazione e la Disney

La festa dei single, l'11 novembre, è ormai un evento in Cina, perché registra sempre i record di vendite, specie on line. Solitamente la scadenza - ideata da quei furboni di Alibaba - mette anche in risalto l'aumento costante dei single in Cina, a causa della disparità di genere. Quest'anno ha messo in evidenza un altro aspetto: la campagna contro la contraffazione. E nel mare di copie, si è evidenziato anche il problema riguardante un marchio noto in tutto il mondo, quello Disney.

Intanto un punto di partenza: quest'anno il Single Day ha registrato un nuovo record. Sono stati spesi 13,3 miliardi di euro in un giorno, una crescita del 60 per cento sull'anno precedente. Ma non tutto è stato rose e fiori, perché il commercio (on line e non solo) in Cina nasconde ancora parecchie insidie, che hanno a che fare con un problema "storico" del paese. 

Come riportato dalla stampa locale, “Il conglomerato di imprese e-commerce JD.com ha annunciato martedì che avrebbe chiuso il suo sito di shopping cliente a cliente (C2C) al fine di evitare la vendita di prodotti contraffatti sulle sue piattaforme”.

In una dichiarazione, JD.com ha annunciato la sospensione del suo sito C2C entro la fine dell'anno, e lo chiuderà del tutto nel mese di aprile “per garantire l'equità tra i rivenditori e tutelare i diritti dei consumatori. La decisione è stata presa a causa della difficoltà nel monitorare il modello C2C, che è suscettibile per quanto riguarda le contraffazioni”.

Si tratta di un argomento spinoso, sul quale la Cina promette da tempo di intervenire e che ha finito per minare la credibilità anche di un colosso come Alibaba (primo venditore on line al mondo).

Non a caso, la mossa da molti osservatori è stata vista come “una frecciata al suo concorrente rivale”, Alibaba, “prima di competere durante la festa dei single, in quanto quest'ultimo sta affrontando proprio le accuse di contraffazione”.

Questa strategia può minare la competitività del suo rivale, mentre ci si surriscalda per l'arrivo della festa dei single” aveva detto al Global Times il direttore del Comitato per la Politica e la Legge della China E-commerce Association.

Questo è accaduto “prima” della festa dei single. Dopo, invece, è scoppiato il caso della Disney.

La scorsa settimana, infatti, l'Ufficio Marchi dell'Amministrazione dello Stato per l'Industria e il Commercio (SAIC) ha pubblicato un avviso, affermando che l'unità ha iniziato un'operazione che mira a proteggere i marchi della Walt Disney in Cina, e reprimere la pirateria “correlata per spianare la strada all'apertura di un nuovo parco a tema Disney e resort di Shanghai nel 2016”.

L'operazione – ha scritto il Global Times - aiuterà anche a proteggere gli interessi dei consumatori, promuovere una concorrenza leale “e a migliorare l'immagine internazionale della Cina in termini di tutela dei diritti di proprietà intellettuale”.

Si tratta di un evento piuttosto raro, perché se la Cina cerca di nascondere o impedire la contraffazione, difficilmente pone questa attenzione nei confronti di un singolo marchio. Ma naturalmente si tratta di un brand non da poco, specie viste le finalità economiche che garantirebbe il parco a tema.

La stampa nazionale ha specificato che “a partire dal 2014, oltre 3.000 aziende in tutto il mondo hanno fatto domanda per avere la licenza Walt Disney. In Cina, circa 170 aziende hanno concorso all'applicazione”.

Il Global Times ha cercato di contattare la Walt Disney China, ma “non abbiamo ricevuto risposte al momento della stampa”.

La pirateria in Cina è stato un problema per anni. Dopo che la Cina ha revocato il divieto di personaggi della Walt Disney nel 1978 e si è unita all'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) nel 2001, il paese è diventato uno dei più grandi mercati per la vendita e la distribuzione di film, DVD e prodotti Disney. 

@simopieranni 

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