A Taiwan il primo sì in Asia ai matrimoni gay

La presidente democratica di Taiwan Tsai Ing-wen, prima donna presidente dell'isola, quando venne eletta esattamente un anno fa, promise che avrebbe fatto di Taiwan uno dei paesi più avanzati in termini di libertà e diritti civili dell'Asia. E da ieri l'isola è il primo stato asiatico a promettere la legalizzazione dei matrimoni omosessuali.

Festeggiamenti dopo l'approvazione della legalizzazione dei matrimoni omosessuali a Taiwan. REUTERS/Tyrone Siu
Festeggiamenti dopo l'approvazione della legalizzazione dei matrimoni omosessuali a Taiwan. REUTERS/Tyrone Siu

La novità è arrivata da un parere della Corte costituzionale, su cui ha sicuramente influito la nomina presidenziale di sette su quindici giudici, ha stabilito che il matrimonio tra soli uomini e donne non sarebbe costituzionale, invitando dunque a modificare la legge, permettendo i matrimoni tra persone dello steso sesso.

La comunità Lgtb taiwanese, ma in generale in tutta l'Asia e perfino in Cina, come vedremo, ha esultato: si tratta di un risultato storico voluto da Tsai, seconda presidente democratica della storia del paese, prima a occupare la carica più importante di Taiwan senza essere sposata, e da sempre considerata una paladina dei diritti civili.

Tsai, 59 anni, arrivò alla presidenza anche grazie al suo atteggiamento non eccessivamente anti cinese, smorzando molto le mire indipendentisti che avevano sempre contraddistinto i rappresentanti del Partito democratico di Taiwan. Formata alla London School of Economics, Tsai aveva già dimostrato ai cinesi di poter essere una persona di cui fidarsi: era stata lei in passato ad aver spinto per una legge che permettesse gli investimenti cinesi nell'isola.

E già nel 2015 aveva specificato il proprio impegno per i matrimoni tra persone dello stesso sesso, quando durante il gay pride di Taiwan, specificò di sapere che il popolo taiwanese era pronto a passi importanti sul tema dei diritti civili.

Ora toccherà al parlamento di Taiwan: in due anni dovrà riformare il Taiwan civil code, dimostrando di aver recepito l'indicazione della Corte costituzionale nazionale.

A questo proposito il South China Morning Post ha riportato le parole di Lu Tai-lang, segretario generale della Corte costituzionale, secondo il quale «anche se le autorità legislative non dovessero essere in grado di modificare la legge entro due anni, le coppie gay potranno comunque registrarsi negli uffici comunali affinché il loro matrimonio venga riconosciuto come legale, così da godere degli stessi diritti delle coppie eterosessuali».

La Corte costituzionale ha anche specificato che «impedire i matrimoni di persone dello stesso sesso per salvaguardare l'ordine sociale non ha alcuna base razionale» e sarebbe incompatibile con lo spirito di uguaglianza da perseguire.

Esultante la comunità Lgbt di Taiwan, almeno 20mila persone sono scese in strada per celebrare la decisione dei giudici, ma anche quella cinese, dove la notizia ha finito per diventare trending topic sul principale social network cinese Weibo, con molti omosessuali cinese che tra il serio e il faceto, hanno cominciato a informarsi su come trasferirsi nell'isola, dato che nella Cina continentale, per quanto non più considerata una «malattia mentale» non ci sono ancora diritti riconosciuti per gli omosessuali.

China Digital Times, un sito che raccoglie notizie dalla Cina, legate soprattutto all'opera di censura del governo, ha pubblicato ieri una circolare delle autorità di Pechino, nella quale si invitano i media e i controllori del cyberspazio a tenere «bassa» la notizia proveniente da Taiwan.

@simopieranni

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