Trecento partiti alla corte di Xi, e c'è anche il Pd

Nei giorni scorsi a Pechino si sono incontrati partiti provenienti da tutto il mondo. Il documento finale presentato dai padroni di casa (firmato da tutti, senza discussione) sottolinea l'impegno di Xi nello sviluppo di una governance globale pacifica. Per l'Italia era presente il Pd

Come ha scritto Radio Cina Internazionale, il «dialogo di alto livello tra il Pcc e i partiti del mondo» è il primo evento diplomatico multilaterale «organizzato dalla Cina dopo il XIX Congresso Nazionale del Pcc, cui hanno partecipato circa 300 leader di partiti e organizzazioni politiche provenienti da oltre 120 Paesi».

A guidare la delegazione italiana del Partito Democratico è stata l'onorevole Marina Sereni che è anche vice presidente della Camera dei deputati. L'abbiamo sentita per sapere come sono andate le giornate e i motivi della partecipazione del Pd. Sereni ha raccontato a eastwest.eu che, innanzitutto, i rapporti tra Partito comunista cinese e Partito democratico italiano nascono a seguito di un protocollo, un memorandum in vigore dal 2012, attraverso il quale «abbiamo organizzato diversi eventi e incontri bilaterali con delegazioni politiche ed economiche».

Quanto al Forum, Sereni specifica che «non è la prima volta che si tiene, anche l'anno scorso si era svolto un tipo di appuntamento simile. La differenza con quello di quest'anno, una differenza rilevante, è stata la presenza di Xi Jinping. Quindi il Forum ha assunto rilievo con una solennità ben diversa. Negli anni passati l'appuntamento era stato meno rilevante ma ugualmente ampio come numero di invitati». A questo proposito Sereni specifica che il Partito comunista cinese «invita tutti i partiti». In questo modo, necessariamente, le discussioni nel corso delle giornate a Pechino sono di natura molto generale, in quanto è difficile trovare punti di contatto tra Partito democratico, ad esempio, e Orban o Erdogan.

Sul documento finale Sereni specifica che al riguardo «non c'è stata alcuna discussione o votazione»; il documento è stato presentato e sottoscritto da tutti, in quanto ricco di auspici positivi per il futuro e con l'intento di sviluppare una governance globale pacifica. Come ricorda Sereni, anche il suo intervento al Forum è stato proprio improntato «alla governance della globalizzazione» (l'intervento di Marina Sereni si trova qui).

Infine, sulle potenziali contraddizioni della presenza del Partito democratico a un'assise del Pcc, proprio nei giorni durante i quali a Pechino venivano sgomberati lavoratori e più in generale rispetto a un Paese su cui esistono molte critiche riguardo i diritti umani, Sereni specifica che «Noi non abbiamo mai fatto sconti su questi aspetti ma il consesso era talmente ampio che alla fine non si è andati nello specifico. Noi pensiamo comunque che il Partito comunista sia un interlocutore e un attore globale con cui si deve dialogare. Sui temi più delicati abbiamo discusso sempre in sede bilaterale: abbiamo delle grandi differenze, evidenti e le abbiamo sempre sottolineate».

Per quanto riguarda il Forum, come riporta la stampa statale cinese, è stato un importante passaggio «per avere un dialogo di alto livello con tutti i partiti del mondo. Il primo dicembre, Xi Jinping, segretario generale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese e capo di Stato cinese, ha presenziato alla cerimonia d'apertura del Dialogo di alto livello tra il Pcc e i partiti del mondo, nel corso della quale ha pronunciato un discorso dal tema "Costruire insieme un mondo migliore"».

Le operazioni di soft power della Cina dunque proseguono con diversi obiettivi: in primo luogo ribadire e rassicurare a tutti le proprie intenzioni pacifiste, ritornando sul concetto della «comunità di interessi e dal destino comune» così cara a Xi Jinping. Secondo alcuni analisti, inoltre, Xi Jinping vuole accreditare la Cina come guida, soprattutto regionale, scalzando la fiducia degli Stati Uniti e riavvicinando molti Paesi asiatici dubbiosi circa le intenzioni di Pechino.

Il documento «Beijing Initiative» è stato firmato domenica scorsa con le modalità raccontate da Marina Sereni. La risonanza mondiale dell'evento - per quanto sottovalutato in Italia - non è stata determinata solo dalla presenza del numero uno cinese. Al Forum infatti hanno partecipato - tra gli altri - la consigliera di Stato birmano Aung San Suu Kyi e il premier cambogiano Hun Sen, entrambi oggetto di crescenti pressioni internazionali per le violenze ai danni dei musulmani Rohingya e la soppressione per via giudiziaria dell’opposizione democratica cambogiana.

Tra le altre cose, il documento ha espresso il «forte elogio» dei firmatari per il «grande sforzo e significativo contributo del Partito comunista cinese e del suo segretario generale, Xi Jinping, quale leader per l’edificazione di una società internazionale basata su un futuro condiviso e un mondo pacifico per il consorzio umano».

Come specificato in precedenza, il dialogo globale interpartitico organizzato dal Partito comunista cinese ha fornito a Xi un importante e decisivo – per il futuro - attestato di riconoscimento e legittimazione internazionale. Pechino potrà opporre questo dato agli avversari regionali che ne contestano l’espansionismo marittimo e quello economico-commerciale.

Durante il XIX Congresso generale del Partito comunista, Xi aveva esplicitato l’obiettivo di rendere la Cina una potenza mondiale entro il 2050. Una delle principali sfide per Pechino è convincere i più deboli attori limitrofi che Pechino non intende utilizzare la sua soverchiante forza economica e militare a fini coercitivi.

E con in mente la Nuova via della Seta non si può non cogliere anche il respiro globale di questa iniziativa. A Pechino, infatti, come raccontato da Marina Sereni, non c'erano solo i partiti comunisti o quelli dalla «famiglia» socialdemocratica mondiale, perché all'evento erano presenti anche i repubblicani americani, i conservatori britannici, il partito di Orban e quello di Erdogan.

@simopieranni

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