Xi accoglierà Trump a Pechino con la soluzione della crisi coreana?

Alla vigilia del viaggio al Pechino, Trump esalta l’aiuto che arriva dalla Cina. L'apertura di credito coincide con i cenni di disgelo tra Kim e Xi. Segno che qualcosa si è sbloccato? Se anche fosse, resta da vedere se gli Usa accetteranno un baratto militare con Pyongyang

Nel suo libro On China, Henry Kissinger raccontava le splendide, lussuose e confortevoli accoglienze che da sempre la Cina organizza per i propri ospiti. Organizzazione e piacevoli benvenuti che esprimono sia piacere della visita, sia potenza. Kissinger ricordava inoltre le cene, durante le quali gli imperatori sfoggiavano la loro abilità con le bacchette, deponendo nel piatto dell'ospite, come vuole la tradizione, porzioni di cibo. Un simbolo di gentilezza, certo, ma anche di dominio, vissuto sulla propria pelle da Kissinger durante la famosa cena di Nixon con il premier cinese Zhou Enlai nel 1972.

Secondo National Interest qualcosa di analogo, nel precedente incontro tra Xi Jinping e Trump negli Usa, lo aveva fatto proprio Donald Trump: in Florida, nell'aprile scorso, mentre i due mangiavano torta al cioccolato, il presidente americano ordinava il bombardamento della Siria.

Il team presidenziale americano pare sia stato molto preoccupato nello spiegare a Trump le tante «etichette» da rispettare durante il tour asiatico e sicuramente un capitolo a parte sarà stato dedicato all'incontro con il presidente cinese, uscito rafforzato da un congresso che ne ha deposto il pensiero politico all'interno della carta costituzionale.

Un incontro che seguirà riti e liturgie tipiche per questo genere di eventi, ma che nasconderà molte insidie per Trump.

Cosa potrebbe dire Trump a Xi Jinping

Intanto, durante le visite a Tokyo e a Seul Trump non ha dato l'idea di essere disposto a negoziare con Kim Jong-un. Sia il Giappone sia la Corea del Sud hanno deciso per nuove sanzioni nei confronti di Kim Jong-un e i suoi funzionari e affari in giro per il mondo. Non solo: oggi durante la conferenza stampa a Seul, altra tappa del tour asiatico, Trump ha affermato che gli Stati Uniti «sono pronti a usare tutte le loro imbattibili capacità militari contro la Corea del Nord, se necessario». Trump ha poi specificato di sperare «che non si debba mai usarle».

Allo stesso tempo però, il numero uno americano ha detto che tutta la comunità internazionale, «inclusi Cina e Russia», dovrebbe collaborare per risolvere la questione della Corea del Nord e per «far sì che rinunci al suo programma nucleare».

E infine l'apertura vera e propria, il segnale più importante circa l'incontro di domani: il presidente Xi Jinping, ha spiegato, «sta aiutando molto» nell'affrontare la crisi con la Corea del Nord. «E scopriremo quanto d'aiuto presto», ha detto ancora, aggiungendo che «la Cina si sta impegnando molto per risolvere il problema della Corea del Nord. Se abbiamo la Cina, la Russia - ha continuato Trump - credo che lo cose potranno succedere, e potranno succedere molto velocemente».

Quindi, questo potrebbe significare che Trump è al corrente di una ripresa del dialogo da parte di Pechino con la Corea del Nord e qundi gli Usa potrebbero tornare a contare su Pechino; ma il mancato accenno a qualsivoglia dietrofront o possibilità di mediazione sul sistema antimissilistico che gli Usa hanno installato a Seul, sembra non smuovere granché la situazione.

Trump sembra limitarsi a suggerire un nuovo periodo di negoziazioni sotto banco, con la Casa Bianca disposta a tenere a freno i propri pruriti militari (e magari anche quelli espressi via Twitter) in attesa di un responso da parte cinese.

Cosa potrebbe dire Xi Jinping a Trump

Il primo aspetto da tenere in considerazione sarà la reazione di Pechino alle parole di Trump in Giappone e Corea del Sud. Bisognerà capire quale sarà l'interpretazione: se puntata maggiormente sul fatto che Trump ha ribadito la disponibilità all'azione militare o sul fatto che il presidente Usa ha sostanzialmente rimesso il pallino nelle mani di Pechino.

L'ipotesi cinese, chiamata «freeze for freeze», che potremmo definire «sospensione per sospensione», ovvero il congelamento della proliferazione nucleare nord coreana e il congelamento delle esercitazioni e della cooperazione militare tra Usa e Corea del Sud che tanto allarma Pyongyang (e Pechino), non sembra però essere un'ipotesi possibile in questo momento, nonostante, come specifica il Financial Times, sia una «buona idea».

C'è da aggiungere – inoltre – un elemento che Trump sembra avere registrato: durante il Congresso del Pcc Pyongyang non ha «disturbato» Pechino. Non solo: Kim ha mandato un messaggio di congratulazioni a Xi Jinping, il quale ha cortesemente risposto, augurandosi di vedere in futuro uno sviluppo delle relazioni tra i due Paesi.

Sembra tutto scontato ma non lo è per niente; non a caso questo scambio di messaggi è stato enfatizzato da alcuni media statali cinesi: da tempo tra Pechino e Corea del Nord non esisteva una vera e propria relazione. Kim non si è mai recato a Pechino, Xi aveva appoggiato le sanzioni più dure mai decise da organismi internazionali contro la Corea del Nord.

Qualcosa si è quindi sbloccato? Può essere, ma tutto sarà vano se Trump non accetterà un compromesso sulla sua presenza militare in Corea del Sud. Il Global Times, quotidiano nazionalista e cartina di tornasole di certi ambienti influenti all'interno del Partito comunista, ha scritto: «Speriamo che durante la sua visita, Trump possa apprezzare meglio che in passato la razionalità della proposta cinese della sospensione per la sospensione».

Secondo il Global Times si tratta del punto di partenza di partenza più realistico e meno rischioso che potrebbe condurre alla denuclearizzazione della penisola. Ma, «date le gravi divergenze tra Washington e Seoul sull'uso della forza e le dichiarazioni contraddittorie dei funzionari statunitensi, le proposte cinesi considerano gli interessi massimi per tutti e sono probabilmente l'unica scelta per affrontare la crisi. La complessità della crisi nucleare significa che tutte le parti dovranno fare alcune concessioni per raggiungere una soluzione pacifica. La Cina sta giocando il ruolo più difficile nel processo ma è protesa a una soluzione pacifica».

Nessuno, conclude il Global Times, dovrebbe «esercitare pressione sulla Cina», ma comprendere la sua soluzione «razionale».

@simopieranni

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