Una lettera ricorda Tiananmen. Cosa rimane oggi di quel 4 giugno

Una lettera pubblicata on line che chiedeva al governo di ristabilire la verità su quanto accaduto nel giugno del 1989 in Cina. Un editoriale del Global Times, contro la lettera, che ha finito per dargli quella visibilità che i suoi estensori chiedevano e che il governo non voleva. Infine, la rimozione dell'articolo del quotidiano ufficiale dalla sua edizione su internet. Tiananmen - a pochi giorni dal 4 giugno, l'anniversario - torna a picchiare sull'anima della Cina, portandosi dietro tutte le contraddizioni del caso.

  «Questo pezzo di storia – hanno scritto gli autori della lettera - è stato così accuratamente censurato e mistificato che la maggior parte delle persone del nostro gruppo di età (tra i 20 e i 30 anni) lo conoscono in modo incompleto». Il 26 maggio il Global Times - un giornale che spesso difende in modo aggressivo le posizioni del suo editore, il Partito Comunista Cinese - si è scagliato con un editoriale contro gli autori della lettera, definendoli «giovani che hanno subito all'estero un lavaggio del cervello». E in Cina è scoppiato il caso.

Come riportato dal Guardian, «la lettera è stata firmata da 11 studenti cinesi, che vivono per lo più negli Stati Uniti con un solo dalla Gran Bretagna. Il nome dell’undicesimo e ultimo apparteneva a Wu Lebao, un 31enne rifugiato cinese che vive a Melbourne. Wu descrive il massacro del 4 giugno 1989, quando il governo cinese ha aperto il fuoco su centinaia di studenti che chiedevano la democrazia, in quanto quelle che erano all’ora le autorità «vogliono che la gente dimentichi. Quando era uno studente in Cina il suo manuale di storia dedicava solo una condanna all'incidente, banalizzandolo come disordini politici».

Il Global Times ha accusato gli autori di cercare di fare a pezzi la società, aggiungendo che mentre la Cina si sta muovendo in avanti, alcuni stanno cercando di ritirare fuori la storia nel tentativo di fare a pezzi la società.

La principale firmataria della lettera, Gu Yi, ha definito la risposta del giornale “la migliore pubblicità” che la lettera avrebbe mai potuto ricevere.

La scorsa settimana il presidente cinese Xi Jinping ha chiesto agli studenti all’estero di servire il paese e diventare un “fronte unito” - un termine che Wu dice essere stato “usato per la prima volta dal presidente Mao”.

Ci sono alcune considerazioni:

- di sicuro è vero che la memoria di quanto accaduto all'epoca è stata completamente oscurata. È vero che i giovani in Cina non sanno niente di quanto accaduto

- quanto accaduto – del resto – ha anche una sua interpretazione occidentale che raramente combacia con il ricordo o l'interpretazione che viene data in Cina, tanto da fonti governative, quanto da persone che parteciparono o lambirono quei fatti

- l'insistenza sulla “battaglia per la democrazia” con cui l'Occidente ha sempre letto i fatti di Tiananmen, non ha fatto altro che irrigidire le posizioni ufficiali della Cina

- anche all'interno del Partito ci sono posizioni sfumate, differenti, su quei fatti. Anche perché durante le proteste si giocarono partite impressionanti, per la loro importanza, all'interno del Partito.

- infine, si può forse affermare che a gran parte dei cinesi di quella storia interessa ormai poco. Il patto fu chiaro: vi daremo il benessere, e scordatevi il resto, sembrò dire Deng Xiaoping ai cinesi. E molti di loro, stando a quanto accaduto in questi trent'anni in Cina, sembrano averlo accettato.
@simopieranni

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