Usa e Cina: l'accordo sul clima e le scarpe di Ivanka Trump

Tra Pechino e Washington prosegue una stramba carambola di eventi: ieri il diplomatico americano più alto in grado in Cina, in attesa dell'arrivo del nuovo ambasciatore, ha rassegnato le dimissioni a causa del disimpegno trumpiano dall'accordo sul clima di Parigi. Un punto per Pechino. Poi Washington ha chiesto espressamente alla Cina di liberare i tre attivisti arrestati perché stavano indagando sulle fabbriche che producono le scarpe per Ivanka Trump.

Oltre al rapporto tra le due super potenze Cina e Usa, questi ultimi eventi potrebbero indicare più di una frattura all'interno dell'amministrazione americana; il tutto, naturalmente, fa gioco a Pechino. L'atto di David Rank, in diplomazia da 27 anni, dimessosi in polemica con la decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di ritirarsi dall'accordo di Parigi sul clima, è sicuramente clamoroso. Rank, definitosi “genitore, patriota e cristiano” si è rifiutato di consegnare a Pechino la nota diplomatica con la quale avvisare circa le decisioni del presidente Trump.

Lo ha rivelato per primo su Twitter l'esperto di Cina (nonché editor at large di SupChina) John Pomfret- Secondo quest'ultimo, citando non meglio precisate fonti, Rank si sarebbe dimesso perché non può sostenere la decisione di Trump sul ritiro da Parigi, annunciata giovedì scorso e, parlando ieri con lo staff dell'ambasciata, ha spiegato di non poter consegnare al governo cinese la nota diplomatica per informarlo della decisione americana.

Per l'ambasciata a Pechino - di cui Rank era reggente dal gennaio scorso - il Senato ha già confermato la nomina dell'ex governatore dell'Iowa, Terry Branstad, vecchio amico del presidente Xi Jinping, che dovrebbe arrivare in Cina entro il mese di giugno.

“Il signor Rank ha preso una decisione personale. Apprezziamo i suoi anni di servizio per il Dipartimento di Stato”, ha dichiarato un funzionario a Washington provando a chiudere l'ennesima frizione nell'amministrazione refrattaria ai metodi e alle decisioni di Donald Trump. Secondo il sito ufficiale dell'ambasciata degli Stati Uniti in Cina, Rank era entrato nella diplomazia Usa nel 1990, e aveva lavorato anche in Afghanistan e Pakistan. Dal 2011 al 2012 era stato il consigliere politico all'ambasciata degli Stati Uniti a Kabul.

E mentre Rank scuoteva il mondo diplomatico americano, il dipartimento di Stato americano chiedeva a Pechino di rilasciare i tre attivisti cinesi dei diritti dei lavoratori che stavano indagando sui presunti abusi in una fabbrica che produce scarpe per il marchio di Ivanka Trump.

I tre attivisti sono scomparsi una settimana e stando al China Labour Watch, si preparavano a pubblicare una relazione che accusava gli stabilimenti delle province del Guangdong e dello Jiangxi di una serie di violazioni, tra cui il pagamento al di sotto della retribuzione minima legale, dirigenti che abusano dei lavoratori e “violazioni dei diritti delle donne”.

Secondo osservatori e altri attivisti la Cina starebbe usando particolare attenzione nei confronti delle fabbriche che producono per Ivanka, mentre Trump viene accusato di essere troppo morbido in tema di diritti umani: “Chiediamo alla Cina di liberarli immediatamente o di offrire loro le protezioni giudiziarie e giuste a cui hanno diritto|, ha dichiarato Alicia Edwards, portavoce del Dipartimento di Stato. “Gli attivisti del lavoro sono fondamentali per aiutare le aziende americane a comprendere le condizioni delle fabbriche e garantire che i produttori rispettino la legge cinese”, ha aggiunto.

Edwards non ha specificato se i funzionari americani abbiano formalmente sollevato il caso degli attivisti con la Cina, mentre il brand di Ivanka non ha commentato, e la fabbrica cinese ha negato di sapere qualcosa sugli arresti. Nonostante gli appelli statunitensi, sembra che a uno degli arrestati sia già stato negato un processo e al suo avvocato sarebbe stato impedito di incontrarlo presso il centro di detenzione.

@simopieranni

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