Verso l'incontro Cina-Usa: la percezione degli americani

Secondo il quotidiano di Hong Kong, South China Morning Post, la Cina avrebbe avviato la costruzione di una terza pista di atterraggio militare nell'arcipelago delle Spratly, isolotti contesi nel mar della Cina meridionale. Non proprio un buon viatico per la prossima visita americana di Xi Jinping, durante la quale le isole contese e la più generale situazione del Pacifico sarà sicuramente un argomento rilevante.

A quanto si legge sul quotidiano di Hong Kong, immagini satellitari riprese l'8 settembre dal Centre for Strategic and International Studies di Washington mostrerebbero un'area rettangolare lunga 3mila metri con un muro di contenimento su Mischief reef, uno scoglio affiorante delle Spratly sul quale i cinesi hanno costruito un'isola artificiale.

 «Chiaramente quello che vediamo diventerà una pista di atterraggio lunga 3mila metri. Abbiamo anche visto lavori in quello che chiaramente sarà una sorta di impianto portuale», ha affermato Greg Poling, direttore dell'Asia Maritime Transparency Initiative del centro di Washington. La pista di atterraggio dovrebbe essere adatta alla maggior parte degli aerei militari cinesi. L'arcipelago delle Spratly è rivendicato anche Vietnam, Filippine, Malaysia, Taiwan e Brunei.

Si tratta di un gesto da parte della Cina, teso a rivendicare la propria sovranità sulle isole contese. Ipotesi che non farà piacere a Washington che da tempo sostiene i propri alleati nell'area in funzione anti cinese e che si prepara a dispiegare il 60% della propria forza marittima in quelle aree entro il 2020.

L'argomento sarà sicuramente discusso, come ha confermato ai media cinesi Ezra Vogel, un professore della Asia Center nell'Università di Harvard. “La spinta a una fiducia reciproca può essere il maggior contributo della visita di Xi alle relazioni sino-americane”, ha detto in un'intervista rilasciata ai media cinesi. “Xi ha qualche connessione e ha stabilito alcune amicizia con i residenti locali in Iowa durante le sue visite nell'85 e nel 2012. Questo è il ponte speciale tra Xi e la gente comune degli Stati Uniti”.

Vogel prevede che i due leader parleranno di alcuni grandi problemi, come ad esempio delle isole Diaoyu nel Mar Cinese Meridionale, dell'ambiente e della sicurezza informatica. “I leader hanno parlato di questioni ambientali durante il loro ultimo incontro a Pechino, e penso che dovrebbero continuare”, ha detto.

Come maggiore esperto americano di relazioni sino-americane, ha riportato il China Daily, Vogel ha ammesso “che alcune divergenze esistono tra i due paesi, tra i quali le accuse di hackeraggi informatici e le questioni nel Mar Cinese Meridionale. Secondo Vogel sarà difficile che i due paesi raggiungano un accordo su questi temi delicati in una breve visita del genere, proprio per questo motivo, accrescere la fiducia reciproca potrebbe essere “la maniera più importante e fondamentale” per fare progressi”.

Vogel ha proseguito spiegando che i due paesi hanno la necessità prima di tutto, di costruire un meccanismo di fiducia su questioni di interesse comune su temi militari, sul cambiamento climatico e la sicurezza informatica, ma anche rafforzare lo scambio di opinioni tra la Cina e il Congresso degli Stati Uniti, e incoraggiare i membri del Congresso Usa a saperne di più sulla Cina.

Negli ultimi giorni il Wall Street Journal ha pubblicato un interessante sondaggio tra gli americani, proprio sulla percezione della Cina. La maggioranza degli americani sarebbe molto preoccupata per gli attacchi informatici e l'impatto della Cina sull'economia degli Stati Uniti – allarmati particolarmente riguardo il sensibile aumento nel corso degli ultimi tre anni.

Il sondaggio, pubblicato dal Pew Research Center di Washington, mostra che il 67% degli adulti statunitensi, vede la grande quantità di debito americano detenuto dalla Cina come un problema “molto grave”. Il 60% dice la stessa cosa rispetto alla perdita di posti di lavoro degli Stati Uniti in Cina, mentre il 54% descrive gli attacchi informatici cinesi come un problema molto grave.

Nel 2012, il 79% degli intervistati aveva detto che gli attacchi informatici erano un problema piuttosto serio. Nel 2015, il numero è salito all'86%.

L'indagine, scrive il Wsj, che ha intervistato 1.003 americani dai 18 anni in su è stato condotta dal 13 aprile al 3 Maggio del 2015 - più di un mese prima delle rivelazioni che gli hacker avevano commesso uno delle più grandi violazioni di dati del governo degli Stati Uniti nella storia. I funzionari degli Stati Uniti dicono di sospettare che gli hacker fossero cinesi”.

@simopieranni

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