Secondo alcuni uomini le loro mogli, cinesi di etnia uigura, sarebbero state divise dalle famiglie e portate in campi di rieducazione. Un ennesimo esempio della repressione in atto nello Xinjiang, capitanata dall'uomo duro mandato a risolvere i problemi, già attivo in Tibet

Donne uigure camminano per strada a Urumqi. REUTERS/Stringer
Donne uigure camminano per strada a Urumqi. REUTERS/Stringer

Stando alle denunce di molte famiglie miste sino-pakistane, parecchie donne cinesi, di etnia uigura, sposate a uomini pakistani, sarebbero state internate nei campi di rieducazione della regione. Il confine tra Cina e Pakistan, snodo storico della Via della Seta, ha creato nel tempo un'interazione tra i due Paesi non solo di tipo commerciale, favorendo la nascita di famiglie miste. Del resto quel confine vede passare commerci e dunque tante persone.


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I matrimoni misti si sono così diffusi, ma la recente campagna di repressione nella regione del Xinjiang ha finito per creare problematiche ai mariti delle donne cinesi. «È assurdo, siamo persone benestanti e mia moglie è una casalinga», ha detto Ahmed al Guardian, a condizione di non pubblicare il suo vero nome. «Ora la nostra vita è distrutta».

Secondo il quotidiano britannico, Ahmed, come molti altri, avrebbe ricevuto notizie della moglie solo lo scorso 22 dicembre. Da allora black out totale. Si tratta del risultato di una politica cinese molto dura nei confronti della regione a maggioranza musulmana, specie dopo i fatti del 2014 quando un attacco di uomini armati con coltelli provocò la morte di 29 persone. Secondo un rapporto di Radio Free Asia, finanziata dagli Stati Uniti, almeno 120.000 uiguri sono stati collocati “in squallidi campi di rieducazione”, secondo quanto riportato dal Guardian.

La regione, storicamente fondamentale per la sua posizione geografica, è da sempre una spina nel fianco di Pechino a causa delle sue spinte autonomiste e in alcuni casi indipendentiste. Gli uiguri sono in maggioranza musulmani sunniti e questo ha preoccupato non poco Pechino, tanto che il governo centrale ha mandato a gestire la regione un vero e proprio castigamatti.

Classe 1955, sergente di ferro e già capace di far capire le sue intenzioni securitarie in un'altra regione particolare, il Tibet, Chen Quanguo è il segretario del partito comunista che da qualche anno governa con il pugno di ferro la regione. Si devono a lui i controlli e l'aumento dei prigionieri nei campi di lavoro e più in generale una febbrile attività di controllo e repressione.

È una sua invenzione l'istituzione delle convenience police station, vere e proprie mini stazioni di polizia poste ovunque sul territorio che in cambio di prese per caricare il cellulare e the offerto agli ospiti, diventano vere e proprio centrali di controllo capillare del territorio.

Sotto Chen la polizia cinese ha avuto un picco di assunzioni e di acquisto di materiale tecnologico per rendere il controllo sociale sempre più sofisticato. In un solo anno, lo Xinjiang ha fatto annunci per oltre 90.866 posizioni legate alla sicurezza, (quasi dodici volte il numero richiesto nel 2009 in seguito ai disordini di Urumqi che portarono a un totale blackout della regione, sganciata anche per quanto riguardava rete telefonica e internet dal resto del Paese). La stragrande maggioranza di questi posti di lavoro (il 95%) erano per posizioni di ufficiali di polizia, per oltre 7.500 convenience police station.

@simopieranni

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