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I ristoranti migliori del mondo? In prigione!

Mangiare in un ristorante è una cosa normale, al giorno d'oggi. Andare a mangiare in un ristorante di una prigione, un po' meno. In giro per il mondo ci sono una miriade di ristoranti nati proprio in carceri ancora attive o dismesse ormai da qualche anno, vediamone insieme qualcuno.

Photo credits eatsforwales.co.uk

La “Prison Cafeteria” di Abashiri, vicno sull’isola di Hokkaido offre ai suoi ospiti la possibilità di provare i piatti che mangiano realmente i carcerati, in questa prigione ancora in uso. Probabilmente gli ingredienti usati saranno di qualità un pochino migliore rispetto a quelli delle cucine interne, ma un'idea ce la si può fare lo stesso. I menù offerti costano meno di 10 Euro ed offrono: riso bollito, insalata, pesce fritto, zuppa di miso e radici di daikon.

In effetti, le pietanze servite ai clienti, nonché ai prigionieri, sono molto ricchi di fibre e nutrizionalmente bilanciati, una cosa della quale non si può certo lamentarsi.

A Cardiff invece, cittadina del Regno Unito, c'è un ristorante che si chiama “The Clink” (la galera) ed è mandato avanti da 30 detenuti.

Il ristorante offre una serie di piatti buonissimi, creati con la collaborazione di chef molto conosciuti nel Regno Unito, tra cui Antonio Carluccio, re della catena degli omonimi negozi, l'italianissimo Giorgio Locatelli, Gordon Ramsay e molti altri. Tutti insieme hanno creato delle bellissime e buonissime cene firmate da loro, per raccogliere fondi per il reinserimento dei detenuti nella società, tramite il cibo e la cucina.

Un altro progetto che sta riscuotendo un enorme successo, è il ristorante aperto al pubblico nella Fortezza Medicea, casa di reclusione di Volterra.

In una cornice quasi da sogno, il ristorante anche in questo caso è mandato avanti da detenuti regolarmente stipendiati, con la supervisione artistica del famoso critico  gastronomico Leonardo Romanelli che si occupa di reclutare gli chef che faranno da guida alle serate gastronomiche che la prigione offre ai suoi ospiti.

Questi ristoranti non sono solo un'opportunità di far soldi, ma al contrario nascono con il preciso intento di voler ridare ai detenuti la dignità ed un mestiere in mano una volta usciti di prigione. Si stima infatti che i detenuti che hanno partecipato a questo tipo di programma di reinserimento sociale, il tasso di recidiva è al di sotto del 10%, contro il 47% di quelli che invece escono senza adeguata formazione per essere riammessi nel mondo del lavoro.

Ristoranti non solo buoni per il palato, ma anche per il cuore.

 @Angelinaincucin

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