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I migliori Paesi africani dove investire e fare business

Ogni anno la società di ricerca indipendente di Quantum Global, la Quantum Global Research Lab, che si dedica all’analisi macroeconomica per supportare lo sviluppo di politiche innovative e investimenti sostenibili nei Paesi africani, pubblica l’Africa Investment Index (AII) allo scopo di fornire agli investitori una guida dei mercati migliori del continente per investire o avviare un’attività nel breve e medio periodo.

Una visione generale del Distretto centrale degli affari di Gaborone. Credit: www.thepressphoto.com
Una visione generale del Distretto centrale degli affari di Gaborone. Credit: www.thepressphoto.com

Lo AII quest’anno è stato realizzato sulla base di sei fattori economici e finanziari, comprendenti il fattore di “rischio sovrano”, che riguarda la capacità del Paese di onorare i propri impegni di pagamento e il fattore di “rischio di cambio” legato a fluttuazioni inaspettate dei tassi di cambio e al passaggio da un regime a un altro (ad esempio, in seguito all’abbandono di un cambio fisso).

I sei fattori sono regolati da una più ampia gamma di indicatori di investimento, che per ogni singolo Paese includono la quota degli investimenti nazionali nel PIL, la quota della raccolta netta degli investimenti diretti esteri (IDE), la previsione del tasso di crescita del PIL, il tasso reale di interesse, il tasso di crescita dell’aggregato monetario, il differenziale di inflazione, il rapporto debito estero-PIL, le dimensioni della popolazione e la facilità di fare affari.

Dalla graduatoria emerge, che il Paese più attraente per investire in Africa è il Botswana. La piccola nazione dell’Africa australe ha conseguito il primo posto nell’indice grazie a giudizi molto favorevoli sul debito sovrano, la copertura sui pagamenti delle importazioni, il saldo delle partite correnti, la stabilità delle aziende locali e la facilità nel fare impresa.

Dietro al Botswana si sono posizionati Marocco, Egitto, Sudafrica e Zambia. I primi cinque Paesi del ranking nel complesso sono riusciti ad attirare IDE per 13,6 miliardi di dollari.

Nello specifico, il Marocco si è classificato secondo per la sua costante e solida crescita economica, il posizionamento geografico strategico, l’aumento degli IDE, l’incremento del grado di penetrazione delle importazioni e un ambiente favorevole all’innovazione e allo sviluppo economico. 

L’Egitto occupa il terzo posto nella speciale classifica sulla base dei risultati positivi ottenuti nell’aumento degli IDE e dei tassi di interesse reali, oltre alla crescita della popolazione che vive nelle aree urbane del Paese.

Il quarto paese nella lista è il Sudafrica, che ha totalizzato un buon punteggio sul tasso di crescita del PIL, la facilità di fare affari nel Paese e un elevato ranking di fattore demografico che influenza positivamente il business. Mentre lo Zambia si posiziona quinto per la significativa crescita del valore degli investimenti interni e l’accumulo di riserve valutarie.

I dieci Paesi che occupano le ultime posizioni dell’indice in ordine decrescente sono Madagascar, Gambia, Guinea Equatoriale, Malawi, Liberia, Sierra Leone, Sud Sudan, Repubblica Centrafricana, Eritrea e Somalia.

Un altro dato da segnalare è la prima posizione registrata dallo Swaziland sul saldo delle partite correnti. Secondo lo studio, dopo lo Swaziland i migliori risultati sulla base di questo indicatore sono stati raggiunti da Gibuti, Ruanda, São Tomé e Principe, Burkina Faso, Tanzania, Uganda e Guinea. I peggiori sono invece quelli registrati da Libia, Tunisia, Etiopia, Seychelles e Guinea equatoriale. 

Le isole Mauritius seguite da Ruanda, Marocco, Botswana e Sudafrica sono i migliori Paesi africani per la facilità di fare affari regolata da un contesto normativo favorevole per l’attività delle imprese.

Rispetto agli ultimi tre anni, i Paesi che hanno registrato i più importanti progressi nella graduatoria sono Swaziland, Burkina Faso, Ruanda, Tanzania e São Tomé e Principe. Mentre Costa d’Avorio, Egitto e Kenya hanno conseguito moderati miglioramenti, invece paesi come Libia, Tunisia, Algeria, Guinea Equatoriale, Seychelles e Mauritania, per citarne solo alcuni, rilevano un sensibile peggioramento del loro piazzamento nel ranking.

Leggendo i risultati dello studio emerge chiaramente che nonostante la caduta dei prezzi del petrolio e di altre materie prime, molte nazioni africane stanno dimostrando una buona capacità di conseguire una crescita sostenibile, diversificando le loro economie e favorendo l’introduzione di politiche mirate per l’attrazione investimenti esteri.

Un tendenza che porta il professore Mthuli Ncube, direttore del Quantum Global Research Lab, alla conclusione che «l’Africa con una popolazione di oltre un miliardo di persone e una significativa crescita della classe media, offre buone opportunità di investimento anche nei Paesi in cui non sono presenti materie prime, come nel settore finanziario, in quello dell’edilizia e nel manifatturiero, ma è necessario il supporto del settore privato per sbloccare tutto il potenziale del continente».

@afrofocus

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